Versi #14

Occhi da chissà dove emersi
di profugo
di beduino
zingaro viziato errante
pieno e stanco
del passato del futuro
superfluo
il presente ti stropiccia
a malapena
le ossa.
Passato l’inverno si prepara
a levare le tende
verso un altro inverno.
Troppo leggero per sprofondare
nelle cose
per penetrare.
Es muss sein.

#13_(Convalescenza e brezza)

Mi sono sentita semplice e complicata
attraversando giorni di pioggia dal mio piccolo sdraio
in riva al balcone

tempo di semina estiva battuto
dai capricci del tempo
di cielo e d’orologio
mio e degli altri.

Festina lente

e tanto piove, la domenica
e si chiudono i vetri contro alle voci e al raggio
mozzato
dall’acqua.

Convalescenza e brezza.

Malattia è il troppo sentire
Morte
è non sentire affatto.

Convalescenza e brezza spira
il temporale
in riva al balcone di chi oggi non è uscito.

Mi manca già ferragosto

Splendida la città semivuota in queste settimane centrali d’agosto. Turisti, sì, ce ne sono, in centro. Ma in gruppetti più radi, le comitive per lo più concentrate nei punti in cui uno si aspetta di trovarne, a riempire i tavoli dei bar. Quasi tutte le attività chiuse, nei quartieri. E in quelle aperte (in realtà non poi così poche) si godono il caldo umido e quel chiacchierare quieto – il silenzio brulicante dell’estate in città – quelli che non sono partiti. Che sono già tornati o che partiranno, o che le vacanze proprio quest’anno no. Nuclei per lo più piccoli di conoscenti che si ritrovano – bello rivedervi, amiche di passaggio qui tra un’isola e qualche capitale europea – a mangiare insieme a parlare a bere, in un mezodopoleio di zona, giù in piazza pigramente al kafeneio o in qualche bar terrazzato vista Acropoli.

A proposito di Acropoli. Mi godo quasi ogni giorno dopo il lavoro l’Areopagitou moderatamente passeggiato, arioso. Lo passeggio e abbraccio anch’io l’Acropoli, come lui. Ogni pochi passi un artista di strada: bravissimi spiccano nel sollievo del caldo preserale-serale, senza troppa gente intorno. Anche la luna è a metà. Ritmi afro, musica popolare greca, un violinista con base ambient, una danzatrice in viola, un imitatore di Jim Morrison. Un cantante-chitarrista che, quasi alla svolta per la metro, ripropone Blue Monday in chiave acustica, e mi mette addosso una voglia tremenda di riascoltare quella canzone. Un burattinaio che abbraccia una bimba straniera col suo burattino che balla il rock. Continua a leggere “Mi manca già ferragosto”

Buon compleanno Tino :)

La scorsa settimana, con un mese e mezzo di ritardo, ho festeggiato 4 anni di stomia. Era intorno al 18 giugno 2014 quando entrai d’urgenza in sala operatoria al Mauriziano di Torino per subire una modifica che mi spaventava e che desideravo allo stesso tempo, come il dolore necessario per poter tornare ad affrontare di nuovo la vita con tutta me stessa.

Tutto quello che è avvenuto dopo, lo devo soprattutto a Tino, la mia stomia. A 4 anni di distanza, non posso che confermare che il sacchettino è davvero un salvavita, nel senso più pieno e ampio del termine. E con lui i setoni per drenare le fistole: chi l’ha provato sa cosa intendo.

Più che un compleanno, forse, una Pasqua personale. La rinascita dopo il dolore e la paura. E l’occasione per dire grazie a chi c’è sempre stato, rendendo speciali non soltanto gli anniversari, ma ogni giorno di questa nuova vita. Grazie G.!

Dedicato ai gaffeur indomiti

Un altro punto che rende più agevole la scrittura rispetto alla parola è il contenimento dei cosiddetti svarioni, soprattutto per chi perde facilmente il controllo del proprio parlato e inanella un lapsus dietro l’altro. Come me.

Ansia da precisione, voglia di dire tante cose insieme, agio totale e profondo con l’interlocutore o profondo disagio, disordine mentale, fretta, stanchezza… sicuramente un problema di proiezione dell’asse del paradigma su quello del sintagma nei tempi accettabili per una conversazione, da cui scaturisce una sorta di ansia da prestazione con impulso a una resa liberatoria. Alla caduta, all’inciampo incontrollato.

Continua a leggere “Dedicato ai gaffeur indomiti”

Scrivo perché:

Scrivo perché non sono mai stata capace di comunicare in modo efficace a voce. In generale: a tutti i livelli e in tutti i contesti. Pochissime volte mi sono sentita totalmente a mio agio con il modo nel quale mi sono espressa. Molto spesso, invece, non mi sono riconosciuta nelle mie parole, anzi: mi è sembrato di ritrovarci la voce di qualcun altro, magari nemmeno troppo vicino a me. Allora mi sono sentita sporca, inquinata, e mi è capitato di camminare ore ed ore, per fare evaporare il disagio oppure accelerarne la sepoltura, nel fosso senza fondo dell’oblio.

Ha qualcosa di approssimativo, la comunicazione discorsiva: è fragile ed esposta alle correnti. Tranne in alcuni momenti che hanno del magico, nei quali sbocciano e si sviluppano i legami più profondi della vita, o i ragionamenti che illuminano in uno squarcio di luce – e di poesia – tutto il resto. Continua a leggere “Scrivo perché:”