Uno così:

Uno così che non ho una foto per farvelo vedere. Uno così che non potete sentirne l’odore, di piscio e cassonetto alcolico, d’erba marcia. È entrato mascherato su un vagone della metro – anzi, no dell’ilektriko – la faccia non si vedeva aveva, una maschera d’argento ben aderente i capelli lunghi impastati, con la coperta di zebra marrone spessa che si teneva avvolta intorno. Baco slavo. Che ruminava parole in greco poi ha detto lui stesso di puzzare, e l’ha detto in italiano, trascinato dal suo stesso odore su e giù per il vagone a scatti, così vivo da essere spettrale. Cinematografico. Una signora gli ha gridato con convinzione “Διάβολο”. Altro che Johnny Depp. Un re grottesco giullare e non so, quante cose puoi vedere in uno stronzo qualsiasi, in un fantasma. Mentre ti ricordi che la follia è solo un’irrefrenabile sincerità, un senso del tempo e del pudore che non combacia con quello della maggioranza. Il giullare o stronzo che fosse si è portato via i miei pensieri, come può ancora capitarti in una città come Atene. Che passi qualcuno e si porti via i tuoi pensieri. Continua a leggere “Uno così:”

Sono un po’ tamarra

Dal Vocabolario Treccani:

“tamarro s. m. (f. -a) [prob. dall’arabo tammār «mercante di datteri»]. – Voce region., in uso nell’Italia merid., e da lì diffusa anche altrove nel gergo giovanile per indicare persona, per lo più di periferia, dai modi e dall’aspetto rozzi, volgari, villani: ha smesso di disprezzare i tamarri (Melania Mazzucco)”.

Periferica, decentrata, col sangue che viene di lontano, cresciuta nella Torino densa e intensa dei Subsonica, di Gigi Dag e Gabri Ponte, degli ultimi covi industrial per post-punkers e darkettoni, del cazzeggio in via Po e ai Reali, delle trecento persone in aula magna a Palazzo Nuovo (è ancora così?). Periferici si era sempre, e tamarri in ogni sfumatura, sotto la muffa sabauda. Nel nero sui vetri rotti delle foto e tra i fiori – indecisi, che assomigliavano a un centro e il confine, là dietro le Alpi. Il mare sempre troppo lontano per essere calmi.

Giusto un ricordo; a febbraio le immagini girano più in fretta.

Versi #17 – Reggae saraceno

Aveva foglie dentro ch’eran fiamme
Io che senza la musica perdo
Ogni identità e memoria
Lo sentivo che era la musica dentro
Fra le foglie che mancava
Le foglie disturbo di psiche
Che calma l’amore
La vita che ho dentro
Le voci che sento
L’immagine vuota
Che cade sul letto.

Mi prende alla gola
Mi spreme mi schizza
E sono una goccia
Due gocce nel mare
Non so dove andare
Le gocce son fiamme
Che tuonano dentro
È quello che sento
Non posso partire
Ma devo girare
Nel sangue che corre
Sul cielo e sul mare
È la vita
L’estate che avanza
salento tormento
Una notte di grecia
Che spinge in turchia
Coagula dentro
Gli odori del vento
E Tutte le assenze
Che mi porto dentro
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Io ballo da sola

Non sopporto le tavolate inutili-ufficiali a cui si siede un’accozzaglia di gente solo per sentirsi meno sola e passare il tempo fra chiacchiere che scivolano, per annoiarsi insieme, senza nemmeno la verve del delirio felliniano o il gusto mediorientale del tempo che cola. La vita è breve, io non ho tempo di annoiarmi-scazzarmi, né di prestare il mio tempo alla noia altrui; io il mio tempo voglio condividerlo soltanto per piacere, amore, passione, divertimento, arte, costruzione-creazione-ricreazione, affinità, crescita, amicizia, non per noia o disperazione. L’ho capito una volta di più estraniandomi, a un qualche appuntamento che io stessa avevo messo in moto. Perché? Per una curiosità mal centrata, un entusiasmo frainteso. Per l’impazienza che mi è talvolta nemica. Ma poi anche amica, perché mi fa trovare il coraggio di sfilarmi quando non mi sento viva nelle cose, di cercare le cose vive e andare a viverci dentro.

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Perché Instagram è il mio social preferito

Lo uso dall’estate, su consiglio di G. e di Samia, abbattendo la mia iniziale resistenza nei confronti di ogni nuovo mezzo. Pubblico in modo disordinato, non seguo un piano preciso e non lo sfrutto come potrei in quanto autrice, brand o personaggio – anche se i miei disordinati instagrammi mi hanno comunque portato qualche visita in più sul blog. Continua a leggere “Perché Instagram è il mio social preferito”

Placche per stomia: attenzione a come le tenete

Credevo di fare la furba per risparmiare posto in valigia e nel mobile del bagno. E in realtà per un po’ mi è andata bene. Fino a quando ho trovato le mie placche per stomia fuse l’una con l’altra in un agglomerato di colla e plastica, nella busta per congelare gli alimenti in cui le tenevo. Il resto della scorta, per fortunata pigrizia, l’avevo lasciato intatto nella scatola dentro un armadio. Continua a leggere “Placche per stomia: attenzione a come le tenete”

Ma che freddo fa nelle case greche?

Ieri ci si è rotto lo stufetto elettrico che teniamo in bagno; quello piccolo, il figlio della stufa elettrica morta un paio di anni fa, e che da un paio d’anni dimentichiamo sul balcone avvolta in qualche plastica.

Quando sognavo di venire a vivere in Grecia non sospettavo che ci avrei patito il freddo più che fra le lande sabaude. Perché uno pensa al fuori, a quei lampi d’estate che il sole qui ti spara addosso anche nel cuore dell’inverno, con euforiche impennate della temperatura quando meno te lo spetti. E la luce mediterranea, e la primavera che si sveglia presto e l’autunno che si trascina fino quasi all’alba. E non viene il sospetto delle correnti siberiane che da nord da qualche parte forse dalla Russia direttamente sfrecciano a sferzare l’ultimo paese dei Balcani esposto a mari venti nuvole rapide piogge e temporali invernali con lampi e tuoni che ti sembrano un errore, un qualche suono uscito fuori per sbaglio. Continua a leggere “Ma che freddo fa nelle case greche?”

Λάβα, ovvero Versi #16 e una canzone greca

Nei falò d’inverno è un’ombra d’estate,
d’estate, che si festeggiano i santi e si balla che le giornate si accorciano
incendiario
l’inverno
con la sua luce avanza ed entra
nel cerchio
e danza
ανατολικό
come un diavolo nascosto
nel buio stellato e caldo
di un ventre vulcanico di una bottiglia
che è canto di quattro sorelle.
Legni da ubriacarsi e pelli che ancora conservano il respiro
come il vulcano
la sua peristalsi.
Lo senti? È la vita che frigge.

Tutto attorno a noi sboccia ed esplode.

Ascoltando e riascoltando Άλκηστις Πρωτοψάλτη, “ΛΑΒΑ”. 

Versi #15

La domenica sera
quando finiscono le parole e inizia il canto.
Poche certezze.
Un’onda che ti ulula dentro e che ti scava

quella riva precaria. Nel canto
che ride e lacrima
nel vento
immortali parole e sensazioni
s’infrangono.
Due buchi, nell’anima:
assomigliano ai tuoi occhi scuri.

Fare shopping con la stomia: prevedibili imprevisti

Torno a scrivere di stomia in tempo di saldi, sì. Anno nuovo, voglia di qualche pezzo nuovo nel guardaroba, di un’immagine fresca che ci ispiri. C’è chi si arma di shopping bag, e c’è chi parte già dotato di sacchetto, la ostomy bag di grido che tutti invidiano nei momenti di emergenza intestinale, o quando vi trovate davanti 15 persone in coda per il bagno in autogrill o ai concerti. Firmata o no, la sacca per stomia resta un capo versatile a integrarsi con qualsiasi look vi si addica. Cercate conferma su Instagram.

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