Passaggio in Italia di un’italiana all’estero

malvina-massaro-blog-italiani-all-estero-italiaCom’è l’Italia vista dall’estero? Dopo quasi un anno e mezzo che non ci ritorno, è sempre di più estero. Come un amante che riacquista il mistero iniziale dopo un lungo periodo di lontananza.

Così mi sorprendono a un tratto l’entusiasmo e la curiosità di rientrare in patria, alla vigilia di una partenza a cui arrivo come sempre di corsa e con tanti spunti trascurati. L’Italia dall’estero è un paese intrigante, indubbiamente, e ombroso nella sua intriganza, con qualche cosa che non si sa spiegare, che attrae e respinge. È barocca l’Italia dall’estero, con tutti i pregi e i difetti del suo barocchismo, con tutti i suoi volumi contorti. Sembra ancora di sentirne, talvolta, l’aria pesante, di continuo complotto e diffidenza e stai all’occhio che e accenti imbarbariti da anni di. Ma anche di profondità e di sottigliezze e di cura e di cultura e di complessità quasi senza pari. Porpora e oro è l’Italia, con un alone strano, polveroso, di storia e di suggestioni di nomi e di voci che si confondono e sovrappongono come in una nuvola felliniana in decomposizione. Continua a leggere “Passaggio in Italia di un’italiana all’estero”

Questo mese voglio…

Approfitto di aprile – denso di riflessi e di valenze simboliche – per pubblicare un articolo che sarebbe potuto uscire all’inizio di un mese qualsiasi. Ma è ad aprile, come anche a settembre, che si acuisce la percezione ciclica del tempo: la fioritura e la vendemmia, l’inizio e la fine di qualche cosa, che è poi solo un passaggio.

Non pratico i riti ufficiali ma cerco di sintonizzarmi con quello che di vivo sento nelle tradizioni. Provo ad ascoltare il respiro delle stagioni nelle feste, nei canti sacri, nell’allungarsi delle giornate. Sono sempre stata ossessionata dall’idea di ritualizzare il mio tempo, di scandirlo, di inciderlo. Come tanti brevi tagli d’intensità diversa che sulla linea del cerchio disegnano tante piccole crocette. Ritmare il tempo e colorarlo, come fanno i poeti nei loro versi. Come facciamo con i tatuaggi. Continua a leggere “Questo mese voglio…”

Il fascino discreto del lunedì sera

Non lo sentite materializzarsi dentro di voi e nella stanza in cui state per concedervi un po’ di relax? È il fascino discreto del lunedì sera, dato da quel misto di sollievo per aver superato la prima giornata lavorativa e dal riaccendersi della tensione ansiosa e creativa verso il fine settimana – per chi ce l’ha libero, s’intende.

Ma non soltanto questo. Il lunedì sera è anche il momento in cui mi rendo conto con maggiore intensità dello scorrere del tempo – sempre troppo veloce o troppo lento –. Nella casella del lunedì pestano il loro salto le settimane, si frammentano i mesi in schegge che ci urtano e rimbalzano indietro dissolvendosi, riassorbite chissà dove.

Nel lunedì sera poi si proiettano i buoni propositi del primo dell’anno, rigurgitano le sensazioni del fine settimana, come l’onda sulla riva. È una terra di confine, il lunedì sera, una specie di dogana. È forse a questo che deve il grosso del suo fascino e del suo ambiguo piacere.

Buon lunedì sera a tutti…

Avete un attimo? Vi presento Tino formato libro…

Qualche giorno di assenza dal blog causa dilaganti urgenze lavorative e conseguente mancanza di lucidità nel tentare di dare forma ai pensieri, ma poi, alla fine… ecco che, con un po’ di pazienza mia e altrui, la versione libro di Tino non ci sta è finalmente comparsa su Amazon, a fare compagnia all’ebook. E con questa notizia riapro le mie danze nell’accogliente blogosfera.

>> Vai al libro <<

𝗧𝗶𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝘀𝘁𝗮: 𝗱𝗮𝗹 𝗖𝗿𝗼𝗵𝗻 𝗮𝗹 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝘇𝗼

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Dedicato a chi convive con la malattia, a chi la cura, a chi sta vivendo la sua pausa forzata in ospedale, a chi sta per uscirne con qualche novità.

Cosa ci trovate dentro? Il piacere e la disciplina della scrittura spronata da una situazione di disagio, il dolore e la paura, la speranza, suggestioni oniriche ed esistenziali, tanta ironia e poi ancora amore per la vita, poesia, qualche lucertola sfuggita dalla mia penna e una galleria di personaggi pronti a condividere con voi un pezzo della loro storia.


La poesia corrosiva di Mauro Pelosi

Ho scoperto per caso le canzoni di Mauro Pelosi qualche anno fa, cercando non so più che cosa su YouTube e finendo, come sempre, per lasciarmi trasportare dalla corrente e dalla curiosità. Meraviglia, commozione, dolore: è raro imbattersi in pezzi così vivi, in cui parole e musica sono così intensamente, profondamente intrecciate da trascinare chi le ascolta in un’esplosione plastica di immagini, odori, percezioni tattili da scavare l’anima.

All’orgoglio per la novità da condividere con pochi intimi, subentrò lo stupore per il fatto che nessuno, davvero nessuno (nemmeno gli intenditori, nemmeno gli amici speleologi musicali) lo conoscesse. E così, negli anni, l’ho sempre fatto conoscere io, a una manciata di persone che in pochissimi casi l’hanno apprezzato.

Non posso dire di ascoltarlo spesso, non si potrebbe: la bellezza e la forza della sua musica stanno in una poesia dolorosa, così vera e struggente da sconvolgerti, da rompere ogni equilibrio. Torna nella mia vita a cicli, con la stessa dirompenza e la meraviglia della prima volta. Torna quando sento di doverne condividere la poesia con qualcun altro, perché io da sola non riesco a contenerne tutto il dolce-amaro tumulto.

E tornerà di tanto in tanto anche qui sul blog…