5 motivi per andare volentieri (o quasi) agli esami medici

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Paura della colonscopia? Ansia della gastroscopia? Senso di claustrofobia al solo pensiero della risonanza magnetica? Certo, la prima volta di ogni esame medico è uno spauracchio al quale ci sottrarremmo più che volentieri, se solo avessimo una bacchetta magica in grado di sondare in un tocco l’origine di tutti i sintomi del nostro corpo.

È l’abitudine il trucco per farci trovare un lato piacevole – perfino confortevole – in quelle fatidiche date del controllo di routine (certo, una volta superata l’incognita del che cosa abbiamo esattamente). Per esempio…

  1. Soprattutto se fate un lavoro frenetico, cercate di apprezzare quella mezz’ora dentro al tubo della risonanza magnetica come l’occasione per un sonnellino più che giustificato. Dimenticate tutto, chiedete di calzare i tappi, chiudete gli occhi: sognate. E il placido sopore di un sonno profondo vi avvolgerà per un tempo fin troppo breve; poi sarà già ora di scaraventarsi in ufficio – ve lo dice chi ha dato forma in quell’incubatore ad alcuni dei suoi versi confluiti poi nel blog.
  2. La ricompensa dopo un prelievo del sangue di prima mattina? Una colazione godereccia con tutte quelle bontà che da mesi evitate accuratamente: quale modo migliore per onorare l’appuntamento?
  3. Per i più stressati: non identificate la colonscopia e la gastroscopia con sonde e micro-pinze che esplorano con ostinazione il vostro tubo digerente. Concentratevi piuttosto su quella blanda anestesia che vi smaterializzerà dall’ambulatorio per trasportarvi… nel mondo dei sogni! Ne direte di tutti i colori, perderete rapidamente il controllo e il mondo circostante comincerà a colarvi addosso come gomma fusa, fino a fondersi proprio con voi in un pasticcio pigro. Il difficile sarà lasciare quell’ebbrezza onirica in così poco tempo – non importa se i vostri accompagnatori aspettano da quattro ore che vi alziate da quel maledetto lettino a suon di schiaffetti in faccia dagli infermieri.
  4. Dall’estetico all’esistenziale-clinico, pensate al vantaggio che può avere l’essere costretti a controlli frequenti in termini di prevenzione e diagnosi precoce di disturbi peggiori. E poi, l’abitudine sbiadisce lo spauracchio, lo doma, in qualche modo.
  5. Last but not least, la tipica socializzazione da sala d’attesa di centro diagnostico (meglio se ospedaliero). Tutto un materiale umano di facce, parole, tic da osservare e di cui fare tesoro. Testimonianze da scambiare, voli pindarici, incursioni nel grottesco, sottili analisi fisiognomiche sui vari gruppi familiari, idee da rubare. Particolarmente interessante, nel mio caso, ora che mi trovo a vivere l’esperienza in una terra anagraficamente straniera e, soprattutto, in un’altra lingua. Ne deriva che per gli emigrati come me dovrei aggiungere un sesto lato positivo, e cioè l’opportunità di praticare nelle viscere la nuova lingua – con la sorpresa di comprendere e apprezzare anche i risvolti più splatter. Sì, anche quelli che escono dalle bocche invereconde dei vecchi.

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