Mango, Come Monna Lisa

La foto del tramonto non mi è venuta bene, ma per una romantica coincidenza l’immagine rimarrà per sempre agganciata al suono. All’estremità occidentale della piccola chora di Anafi, un greco armato di amplificatore si gode il tuffo del sole dietro a Santorini ascoltando, fra gli altri, uno dei pezzi più suggestivi del pop italiano. Ha tutta l’aria di essere un rito quotidiano, ma la sera successiva non faccio in tempo a salire nello stesso punto alla stessa ora per verificarlo. Poi però la stessa luna rossa che sorge tardiva dalla parte opposta, a sinistra di un cucciolo d’isola addormentato a pelo d’acqua. Lenta e incandescente. Enigmatica.

Una specie di riconoscimento, perché in fondo in fondo c’è la voce di Mango nella mia visione, nella mia sensazione dell’estate sulla pelle, assorbita in lunghe fasi oniriche pomeridiane cullate da questa e altre sue canzoni, ad addolcire l’amaro di un inutile caffè.

E per rincarare l’atmosfera estiva e la sua vena euforico-nostalgica, il finto live del Festivalbar vince di gran lunga sui montaggi posticci e i fermo immagine con testo sovrimpresso. No?

 

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