Pragmatismo ed efficienza dei colleghi greci

Che cosa ho imparato dai miei colleghi greci dopo più di due anni di lavoro in un ufficio ateniese e qualche mese di assistenza turistica a contatto con i fornitori locali?

Una cosa che mi ha colpito in entrambe le esperienze è il senso di responsabilità profondo verso la propria mansione e la qualità del proprio lavoro. Niente scuse, niente lamentele: di faccia ne hai una sola e non puoi perderla, tanto più a lavoro. Sennò finisce che perdi pure il lavoro. Si ritrova molto, in questo impegno che magari non è sempre dedizione, del senso dell’onore e della rispettabilità radicato così profondamente nel DNA greco.

Una qualità che apprezzo molto, poi, è la capacità di andare dritto al sodo: pochi giri di parole, poche chiacchiere. Meglio giungere a una soluzione semplice, ma che sia una soluzione, che lambiccarsi in opzioni che potrebbero essere potenzialmente geniali, ma di dubbia e contorta realizzazione. Lato positivo: si resta sorpresi di come in una nazione mediterranea sia talvolta così semplice giungere a una soluzione che metta tutti contenti (e, a lavoro, si rimane disarmati dal pragmatismo risolutivo dei colleghi). Lato negativo: si sente a volte la mancanza del confronto e del barocco soppesare italico, nella cui velleità e improduttività (parlo qui in un’ottica ristretta alle tempistiche lavorative) c’è spesso l’embrione del colpo di genio, di quell’idea libera e creativa che poi reinventa l’arte e la tecnica e fa scuola in tutto il mondo. Ma nei ritmi vorticosi del lavoro in una multinazionale, la semplicità senza fronzoli e un certo pensar modesto sono una specie di difesa, un appiglio nel mare continuamente mosso. Una barriera per non farsi risucchiare l’anima, anche se poi.

Il senso pratico e certi modi un po’ scabri, portano a un altro punto, che è quello della rapidità. Bam bam, come dicono loro, soprattutto le colleghe, per dire che qualcosa va fatto o è stato fatto subito, in due mosse. Bam, bam, appunto. E quell’incarico è concluso, la consegna sbrigata. E io sono ancora lì che mi perdo nel cosa e nel come e nelle priorità e nelle parole da usare e se, e ma. E loro hanno già tirato la riga su tre dei loro compiti del giorno, come macchine straordinariamente pensanti, di un pensiero fluido ed elettrico. Così si sopravvive alla costante tensione produttiva, iperattiva e multitasking dell’azienda globale, e loro ci riescono meglio di me e dell’altro paio di colleghe straniere in ufficio. Che sia giusto o sbagliato, ci vorrebbe un articolo a parte per ragionarci e sarebbe, inevitabilmente, politico. Resta il fatto che, in un’ottica del tutto relativa e calata nel contesto specifico, c’è molto da imparare su questo fronte, per me; come un’igiene delle possibilità per ottimizzare i tempi del lavoro, che poi sono anche i miei tempi personali, dal momento che dosare più abilmente l’attenzione e le energie in ufficio mi farebbe uscire prima e ritagliare più tempo per i miei interessi, per scrivere, godermi la città e provare a fare delle mie passioni un lavoro.

Cos’altro ci metto ancora fra le caratteristiche che mi colpiscono e/o apprezzo di più? La meticolosità – sembra strano, ma nel bam bam non c’è dettaglio che venga trascurato. Forse quella semplicità di vedute e dialogo a cui facevo riferimento limita i disturbi ottici, mentali e relazionali e mantiene l’attenzione salda sui punti essenziali, quelli che determinano, alla fine del giorno, la qualità del lavoro svolto. Attende a certi semplici criteri? Sì. Ha rispettato tutti i punti della consegna? Pure. Ha completato il lavoro nei tempi stabiliti? Certo. Si distingue per originalità o contribuirà a una grande evoluzione a livello aziendale? No, ma non importa; non è ciò che si richiedeva.

E io dilago, e dilagando, cerco di imparare, perché questa stessa disciplina e semplicità possono arrivare a far brillare anche le mie più anarchiche divagazioni, a preservare resa lavorativa (= per chi non ha altre risorse, indipendenza) ed energie personali e creative.

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