33 giri

33 giri, quasi 3 settimane che questo pezzo mi gira per la testa, mentre si avvolgono i pensieri si rincorrono attorno a qualche punto fisso. Avrei voluto scriverlo & pubblicarlo esattamente il giorno del mio compleanno, il 18 ottobre, perché ho un’ossessione religiosa per le date, per le ricorrenze da onorare, da schiacciare sotto il piede e fra le mani, mangiarle le ricorrenze. Incidere i passi sulla linea del cerchio, mentre le stagioni girano, come la moda come le facce e capita che ritornino certi ricordi nel presente come vivi.

Compleanno schiacciato quest’anno sotto un intervento chirurgico inaspettato ma sotto sotto nell’aria – il primo in Ellada –, nottate di lavoro folle e avvincente per consegne da adrenalina e crollo, sogni anestetici e antibiotici, cambi di ruolo, mansioni ibride, il mio compleanno a parlare io in meeting, la bambina timida che presenta i suoi appunti convalescente e nuove cose da imparare in fretta e poi soprattutto, e che bello, mi piacciono le novità tranne la tua, fratello, che mi punge nell’anima.

33 giri di stagioni che non so quale amo di più – l’estate non ha rivali. 33 giri di estremi, di eccessi: la curiosità rende elastici, gli imprevisti anche. 33 anni di giri per il Mediterraneo con i sogni, le lettere, poi gli occhi. Massimo controllo e profondo naufragio, passata attraverso diversi muri; provato tanti di quei credo che soltanto nel corpo posso ricordare, le sensazioni, più che pensieri. Vuoti di memoria. Sensazioni. Crisi tante per rinascere altrettante volte. Apollo e Dioniso, quel fuoco che è quasi acqua, mentre passeggiavo come uno zingaro sull’erba umida che porta a sud passando per Parigi e per Londra. Un poco anche da Berlino.

33 giri di alberi che mi parlano danzando a Kos, 33 ritorni trotterellando da te, e ansie e fame di vita da divorare le budella, nel silenzio assorto di una lunga biblioteca che è la mia stanza, che è un tavolo per strada su cui si balla in qualche vicolo della moderna costa turca – ma io sono bianca e blu, assopita su uno scoglio assolato che aspetto e qualche volta svanisco a cercare. Quell’onda che non arriva al mio piede.

33 giri di luce talvolta violenta, quelle delle 12:35. Mi mise quel raggio in corpo l’impazienza che tu ora, incastrato nel 33esimo giro fra l’estate, e l’inverno.

Non so volermi più bene di così.

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