NEGUTEGIA

ixiar-rozas-negutegia-romanzo-malvina-massaro-blogNEGUTEGIA, («in italiano serra, luogo dove si nasconde l’inverno, dove sorge l’inverno o calendario d’inverno», è un romanzo che ho amato dieci anni fa, nella mia copia sottile e porosa di Le Nubi Edizioni. Negutegia è una parola basca che col suo suono gutturale e uggioso ti affonda dentro per riemergere, con tutt’altro sapore, qualche anno dopo. Basca è l’autrice, Ixiar Rozas, di cui non ho letto nient’altro. Di cui leggerò in questo nuovo inverno balcanico.

Ero più giovane dei protagonisti quando lessi il romanzo la prima volta, in cerca di nuova sostanza umana e letteraria. Berlino era un riferimento, e a Torino non ci stavo ancora così male. Genova meta facilmente raggiungibile, qualche contatto, Staglieno, i vicoli, Bocca di rosa e la focaccia. Sono un po’ più grande di loro, ora che lo rileggo, dopo averlo rispolverato per caso nella mia toccata e fuga torinese.

La porto con me ad Atene, la piccola copia porosa di Negutegia, la rileggo in queste prime giornate di freddo vero e umido. Ancora disorientata da Roma e Bologna, mentre sento di un’alluvione nella non lontana Bodrum. Ho dei nomi che corrispondono a ricordi lì e a Marmaris, a Istanbul, a Kos soprattutto, che sta lì di fronte a Bodrum. E mentre sento te, cara, pure tu fuori patria, con cui si andava a fare foto nelle fabbriche abbandonate – Torino era la nostra Berlino – ripenso al mio amico degli anni vaghi, con cui tutto era magia. La radice greca e il richiamo per la Tessaglia in cui andai qualche giorno a mettermi alla prova da Ιάννης, pulendo stanze e conversando coi paesani nel patio, sotto ai monasteri. Credevo di imparare il greco, e mi suonava tutto slavo. Molti di loro erano albanesi, fra le montagne. Rileggo di Emi, Omar e Dede, di quel distacco e della pazienza che io non ho. Rileggo le pagine porose e sottolineate-marcate e penso a te che te ne vai. Questo la prima volta che lessi il romanzo non potevo saperlo.

No, non potevo sapere che in inverno capita, di non sapere più dov’è casa. Di sentire tante case che urlano dentro o forse respirano solo, nel sonno. Poi tutto si scongelerà, su un’isola del Mediterraneo in cui sentirsi di nuovo nel centro, maghreb o mashreq non lo so. NEGUTEGIA è vita, dolore, amore, nostalgia, discontinua continuità che ti chiede di essere fragile e forte, di lasciarti morire, a volte, per continuare a vivere, per accogliere.

Uno di quei libri da rileggere negli anni per ricordarsi da dove si viene e perché si va. Per non perder(si).

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