Ma che freddo fa nelle case greche?

Ieri ci si è rotto lo stufetto elettrico che teniamo in bagno; quello piccolo, il figlio della stufa elettrica morta un paio di anni fa, e che da un paio d’anni dimentichiamo sul balcone avvolta in qualche plastica.

Quando sognavo di venire a vivere in Grecia non sospettavo che ci avrei patito il freddo più che fra le lande sabaude. Perché uno pensa al fuori, a quei lampi d’estate che il sole qui ti spara addosso anche nel cuore dell’inverno, con euforiche impennate della temperatura quando meno te lo spetti. E la luce mediterranea, e la primavera che si sveglia presto e l’autunno che si trascina fino quasi all’alba. E non viene il sospetto delle correnti siberiane che da nord da qualche parte forse dalla Russia direttamente sfrecciano a sferzare l’ultimo paese dei Balcani esposto a mari venti nuvole rapide piogge e temporali invernali con lampi e tuoni che ti sembrano un errore, un qualche suono uscito fuori per sbaglio.

Per non parlare delle case. Ma che se ne fanno qui del riscaldamento – è facile dirlo, quando si passa dalla Grecia in vacanza con 40 gradi all’ombra, da sciogliersi inermi e il sole che cola lento dappertutto. Ma quando la temperatura è estrema, lo è estrema in tutti i sensi, soprattutto quando deve lottare per ritagliarsi il suo spazio fra mesi di clima mite. Ho cominciato a capirlo a Kos, lavorando d’estate e ascoltando i racconti dell’inverno, così ricorrenti fra gli isolani. Legna da ardere, amici malconci nelle case vecchie dell’entroterra da cui andare a preparare zuppe calde e a cui portare le medicine perché il freddo di casa rattrappisce e rapisce come le sabbie mobili. I soldi della stagione che finiscono presto e non si può pagare il riscaldamento, ma con l’orgoglio di chi decide di fare a meno di una comodità superflua.

E poi sono arrivata ad Atene. Il primo inverno ad Exarcheia: il freddo più freddo che abbia mai patito. Monolocale in una torretta-attico senza nulla attorno, spifferi su due lati e mezzo, finestra del bagno che non si chiude bene, umidità assassina fino dentro al materasso (semplicemente appoggiato sul pavimento) e, soprattutto, nessuna forma di riscaldamento, nemmeno un forno accanto al quale dormire. È così: i termosifoni qui nella maggior parte delle case non esistono, e anche quando esistono non è detto che i condomini abbiano voglia di sostenerne le spese, e quindi finisce che quando vai a vedere case in affitto non ci fai nemmeno più caso, a quello che nella maggior parte dei casi, se c’è, è un elemento decorativo. E poi una cosa per me del tutto nuova: grandi camini a legna negli appartamenti in condominio. E c’è chi dentro ci fa pure la pizza, chi ci si addormenta piacevolmente vicino come in una casa in campagna sospesa a qualche metro da terra.

La maggior parte delle case si riscalda con l’aria condizionata, che però in molti casi non basta, non sputa alito caldo in tutte le stanze, soprattutto là dove servirebbe di più. E allora si riempie la casa di stufette elettriche a poco prezzo, quelle che si fondono dopo due mesi di utilizzo e che ti fanno impennare la bolletta dell’elettricità con profondo senso di colpa ogni volta che appoggi la mano sulla rotellina dell’accensione. Per non parlare dei racconti orrorifici in stile Parenti serpenti.

E quindi? E quindi da due giorni ci va ancora più coraggio per entrare in bagno la mattina; tutta colpa del mio senso di colpa. Ma domani un nuovo stufetto elettrico me lo concedo: di quelli economici, che durano mezzo inverno e poi non ti servono più…

4 pensieri riguardo “Ma che freddo fa nelle case greche?

  1. Mi ricordo con i brividi la mia infanzia a Albenga: casa soleggiata e ariosa, godibilissima in primavera e d’estate, a due passi dal mare, sembrava d’essere sempre in vacanza… poi arrivava l’inverno, il ponte sul fiume Centavi da attraversare nel vento, casa gelata, scuola gelata, il lunedì mattina l’inchiostro gelato nel calamaio, in cucina la grande stufa a legna, tutti lì, testa a cuocere in un caldo da girone infernale, poi , alla sera, stanza gelata, il letto che pareva scavato nel ghiaccio, il pigiama a rosolarsi sulla stufetta elettrica…

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