Poesia della vita da impiegata

Ci penso la sera, mentre sono in metropolitana che torno a casa. Il venerdì pomeriggio quando bevo il caffè alla scrivania per godermi meglio la vigilia del fine settimana. Il sabato lo amo, è pioggia e sole insieme. Tutto. È l’imbarazzo della scelta.

Le cose hanno il sapore di una conquista perché te le guadagni, anche il sonno – che accarezzi avvicinandotici lentamente. C’è la paura ma c’è anche il senso di libertà dato dalla responsabilità condivisa: puoi fare del tuo meglio senza preoccuparti troppo del piano, del futuro, e così puoi pensare anche a te – ai tanti te oppure al nessuno che senti di essere in ogni tua fase. Ci stai dentro, assorto nei tuoi compiti, e poi fuori nei tuoi rituali.

Puoi vivere nascosto, da impiegato. Avere dentro il tuo mondo da custodire gelosamente. È uno strumento, il tuo lavoro, finché non troverai d’altro per assecondare il tuo nomadismo, se ce l’hai dentro, la tua anarchia o pigrizia, l’ispirazione. È la poesia di non essere né servo né cortigiano, ma un operaio che attraversa un’esperienza estetica che a molti mancherà.

Non mi sento meno sensibile, meno pura, meno libera, meno diversa. La vita da impiegata è la poesia delle abitudini, di chi non ha molto altro che il proprio cervello e le proprie mani per stare al mondo, e alimentare la sua fetta di unicità. È poesia del presente, del tempo in cui si è immersi, di una fratellanza casuale. Delle scadenze e delle attese. A volte un po’ come a scuola. E per molti capita che sia anche un lusso.

Tutto questo non significa che non si sogni altro, che non ci si senta a volte stanchi e limitati, ma è forse proprio per questo che il resto, dentro, si sente ancora di più.

Tutto è relativo, soprattutto le cose necessarie. Sta lì il gusto. Sta lì la poesia.

6 pensieri riguardo “Poesia della vita da impiegata

  1. Apprezzo molto questa riflessione che in parte mi coinvolge e quindi riesco a percepirne le sfumature. La libertà cui ti riferisci, credo essere figlia anche della coscienza… di quando il “numero X” che ci appiattisce, viene soppresso dalla dignità di guardare in faccia questa libertà! Brava!

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