Cosa mi fa innamorare ogni giorno di Atene

È stato amore a prima vista, quello con Atene. Un gioco di sguardi, una questione di pelle e brividi, di riverberi. E l’ho capito subito, fra tutti i posti in cui mi era capitato di passare qualche giorno, che qui era casa mia – il mio centro, la mia fedeltà. La figura complessa e splendente di cui continuare a innamorarmi ogni giorno.

Ma cos’è che mi lega più di tutto a questa città alla quale da qualche anno – o forse da sempre – mi sento appartenere? Sono i greci stessi, a volte, a chiedermelo. E allora che cosa posso dire, fra le tante cose?

  1. La luce di Theissio (area attorno all’antica agorà) al centro del pomeriggio e al tramonto: è la luce sotto la quale mi sembra di essere nata, una specie di reminiscenza intrauterina. E quando c’è il sole mi piace andare a rinascerci infinite volte, e scoprire sempre un nuovo sentiero sul Filopappo
  2. I vicoli di Plaka la mattina presto e le sere d’estate: colori, gradini, scorci isolani incastonati sotto l’Acropoli, musicisti nascosti che fermano il tempo, maestosi ruderi, scorci sul Licabetto
  3. La vita molle, lenta, un po’ anarchica, sintetizzabile nelle sedie colorate-scrostate dei καφενεία. Quella che dalla prima volta mi piace definire la filosofia del reversibile. Tutto è fluido, aggiustabile. A volte ti chiedi come, ma poi σιγα σιγα c’è sempre il modo farcela, fuori da ogni schema. Tutto accompagnato da un socievole menefrego mediterraneo che è croce e delizia: dipende da ciò a cui lo compari, dipende da dove vieni e che cosa cerchi. Un po’ come i murales e l’immagine trasandata di alcuni isolati, che per alcuni sono sporcizia e basta, per altri parte integrante di quelle dissonanze che fanno di Atene una città che non stanca mai
  4. La vicinanza col mare – con il Blu dell’Egeo. E con le isole piccole in cui mi piace andare a scrivere e bere il sole fra scorci di surrealtà meridiana in cui sciogliersi
  5. L’atmosfera delle serate pigre in taverna, dove puoi quasi sentirti in campagna. Ogni quartiere un villaggio a sé, coi suoi tavoli fuori di festa e sacro scialacquo a buon prezzo

Solo per dirne 5 naturalmente, che è anche il mio numero preferito… il resto è tutto attorno a me, in ordine rigorosamente intercambiabile a seconda dei riverberi e della temperatura.

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