Com’è vicina New York

Circa 10 ore di volo – un sonnellino, uno o due film, un paio di pasti, qualche pagina da leggere, oppure un po’ di sano black-out – e da Atene sei a New York, a bordo di un volo dove la prima lingua è l’arabo e tutto intorno a te è crema e oro e velette e luce fuori, di un giorno che non vuole finire mai.

Chi mi conosce lo sa, non mi allontanerei mai dalla vecchia Europa – o, meglio, da quel ventre magico che è per me il Mediterraneo. Gli Stati Uniti in particolare, a parte una breve infatuazione adolescenziale fatta più di sogno che di desiderio, mi hanno sempre suscitato una forma di resistenza. Non paura, più un’antipatia mista a incolmabile senso di lontananza. Una specie di trauma pre-esperienziale. Come un non voler tornare dove non sei mai stato. Finisce che devo andarci per lavoro, e sono dell’umore giusto per affrontare la novità.

La strada dall’aeroporto di Newark a Manhattan assomiglia alle nostre tangenziali, ma con più macchinoni dal muso corazzato e qualche manifesto pubblicitario che invita a imparare a sparare per autodifesa e/o per competizione (?). new-york-manhattanL’altra cosa strana la scopriremo il giorno dopo nell’ufficio in cui andremo a frequentare il nostro workshop aziendale. E cioè una fessura larga un dito e mezzo nella chiusura dei bagni. Non osiamo chiedere il perché, ma la notiamo anche in alcuni locali pubblici. Insomma, non puoi sentirti solo nemmeno lì.

Lontana sì, lo è, New York: questo troppo che soffoca intorno a Times Square, di luci e corpi dipinti, mascherati, camminanti. Lunghe strade che consumano i piedi in verticale e orizzontale (non posso non pensare a Torino con questa pianta così squadrata), lunghi palazzi che saturano la vista, abbondanza di cibo che non ti nutre e che costa tanto, un susseguirsi senza fine di negozi e commessi. Too much.

Ma al tramonto poi lo capisci, mentre cammini verso i Chelsea Piers dal centro di Manhattan o dal Battery Park verso il World Trade Center, lo capisci. Che New York è anche così (sorprendentemente) vicina. E non è solo il neo-gotico di alcune chiese incastrate fra i grattacieli, ma sono i grattacieli stessi: verticalità, punte, luci e ombre che mi danno una sensazione molto simile a quella di un vecchio borgo medievale. Wall Street è suggestiva, Ground Zero emozionante – contro ogni mia diffidente aspettativa. E anche l’Italia è vicina: e lì in buona parte dei cognomi che leggo tutto intorno alla vasca nera e profonda che ingoia l’acqua – il vento la ruba un attimo, l’acqua, per schizzarla contro alla gente che guarda, come una voce che rompe il silenzio.

Questa presentazione richiede JavaScript.

New York non è soltanto vicina: è anche familiare. Quel modo un po’ British degli autoctoni, la gentilezza e in alcuni casi l’ironia delle persone con cui interagisco. Per fortuna l’entusiasmo forzato e quel fanatismo emblema di tanti modelli vincenti d’oltreoceano è uno dei modi, ma non l’unico e nemmeno il più diffuso – almeno, dalle impressioni del mio mordi e fuggi di qualche giorno. E poi ci sono le case, gli angoli, i tetti, i punti di fuga: quelli che hai già visto in innumerevoli film; alcuni non vale nemmeno la pena ricordarteli, ma arrivi lì e ti salgono su, come il gusto di qualcosa che hai mangiato. Le scalette fuori da case rosso sanguigno senza balconi i marciapiedi larghi i taxi il movimento le facciate le porte l’incedere di alcune persone come aprono la macchina o si girano se li fermi. Perché New York è un’immagine in sottofondo nel tuo cervello a cui sei abituato fin dall’infanzia: una di quelle a cui sei più esposto. È una canzone, tante canzoni che ti vengono in mente passeggiando sulla High Line la sera, mentre incroci i newyorkesi che passeggiano e ti chiedi quanti di loro sono o si sentano davvero newyorkesi. Perché a New York ci sono tutti: facce e parole che arrivano da lontano e che si trovano vicine per qualche motivo nella Grande Mela.

Circa 10 ore di volo – un bel sonno profondo, niente film, un paio di pasti e un po’ di sano black-out – e da New York sei ad Atene meno di una settimana dopo, a bordo di un volo dove la prima lingua è l’arabo e tutto intorno a te è crema e oro e velette, e stelle sul soffitto dell’aereo, nel buio di una notte breve. Com’è vicina New York…

4 pensieri riguardo “Com’è vicina New York

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...