Placche per stomia: attenzione a come le tenete

Credevo di fare la furba per risparmiare posto in valigia e nel mobile del bagno. E in realtà per un po’ mi è andata bene. Fino a quando ho trovato le mie placche per stomia fuse l’una con l’altra in un agglomerato di colla e plastica, nella busta per congelare gli alimenti in cui le tenevo. Il resto della scorta, per fortunata pigrizia, l’avevo lasciato intatto nella scatola dentro un armadio. Continua a leggere “Placche per stomia: attenzione a come le tenete”

Ma che freddo fa nelle case greche?

Ieri ci si è rotto lo stufetto elettrico che teniamo in bagno; quello piccolo, il figlio della stufa elettrica morta un paio di anni fa, e che da un paio d’anni dimentichiamo sul balcone avvolta in qualche plastica.

Quando sognavo di venire a vivere in Grecia non sospettavo che ci avrei patito il freddo più che fra le lande sabaude. Perché uno pensa al fuori, a quei lampi d’estate che il sole qui ti spara addosso anche nel cuore dell’inverno, con euforiche impennate della temperatura quando meno te lo spetti. E la luce mediterranea, e la primavera che si sveglia presto e l’autunno che si trascina fino quasi all’alba. E non viene il sospetto delle correnti siberiane che da nord da qualche parte forse dalla Russia direttamente sfrecciano a sferzare l’ultimo paese dei Balcani esposto a mari venti nuvole rapide piogge e temporali invernali con lampi e tuoni che ti sembrano un errore, un qualche suono uscito fuori per sbaglio. Continua a leggere “Ma che freddo fa nelle case greche?”

Λάβα, ovvero Versi #16 e una canzone greca

Nei falò d’inverno è un’ombra d’estate,
d’estate, che si festeggiano i santi e si balla che le giornate si accorciano
incendiario
l’inverno
con la sua luce avanza ed entra
nel cerchio
e danza
ανατολικό
come un diavolo nascosto
nel buio stellato e caldo
di un ventre vulcanico di una bottiglia
che è canto di quattro sorelle.
Legni da ubriacarsi e pelli che ancora conservano il respiro
come il vulcano
la sua peristalsi.
Lo senti? È la vita che frigge.

Tutto attorno a noi sboccia ed esplode.

Ascoltando e riascoltando Άλκηστις Πρωτοψάλτη, “ΛΑΒΑ”. 

Versi #15

La domenica sera
quando finiscono le parole e inizia il canto.
Poche certezze.
Un’onda che ti ulula dentro e che ti scava

quella riva precaria. Nel canto
che ride e lacrima
nel vento
immortali parole e sensazioni
s’infrangono.
Due buchi, nell’anima:
assomigliano ai tuoi occhi scuri.

Fare shopping con la stomia: prevedibili imprevisti

Torno a scrivere di stomia in tempo di saldi, sì. Anno nuovo, voglia di qualche pezzo nuovo nel guardaroba, di un’immagine fresca che ci ispiri. C’è chi si arma di shopping bag, e c’è chi parte già dotato di sacchetto, la ostomy bag di grido che tutti invidiano nei momenti di emergenza intestinale, o quando vi trovate davanti 15 persone in coda per il bagno in autogrill o ai concerti. Firmata o no, la sacca per stomia resta un capo versatile a integrarsi con qualsiasi look vi si addica. Cercate conferma su Instagram.

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Peter Murphy: 12 anni dopo, un po’ più a sud

È lui: si muove come un pipistrello, ha lo sguardo vitreo che buca il mondo, il viso scavato in bianco e nero di una qualche Londra del sogno, la fronte alta e pallida come una candela. Ma è soprattutto la voce, nel nero dei vestiti aderenti e nella sciarpa rossa rossa – è la voce ad essere proprio lei, 40 anni dopo: fredda e incendiaria. A toccarti la corda più spessa mentre ti perdi in suoni lontani nell’ultima fila di un palazzetto non gremito. Fuori le barche, niente coda: il bello dei concerti ad Atene. Qualcuno si è fatto in prima fila e di corsa e sgomitando lo portano indietro. Ha perso i sensi, e davanti c’è sicuramente qualche altro cimelio che conosco. A Praga, Roma, Milano o Berlino. Uno di quelli a cui gira di svegliarsi a mezzanotte e poi subito cadere. Continua a leggere “Peter Murphy: 12 anni dopo, un po’ più a sud”

Un po’ di SI e di NO per il 2019

Sì, ne ho anch’io di buoni propositi per l’anno appena iniziato, come tutti. Fare, disfare, progettare, appuntare, impegnarsi: è il nostro modo di rinascere a ogni inverno, come le giornate che proprio quando fa più freddo cominciano nuovamente ad allungarsi. E cosa progetto io in questo mio letargo onirico e indaffarato? Poche cose, in realtà. O forse tante, ma che si possono concentrare in qualche SI e qualche NO: e già imparare a dire dei SI o dei NO senza troppe perifrasi è un grande passo per una bilancia che oscilla costantemente da un piatto all’altro.

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Nel cuore di Atene: Φωτογραφικό Περπάτημα 09/2018

malvina-massaro-agora-monastiraki-atene-spyros-catramis-photographerDi energie questi ultimi mesi me ne hanno risucchiate tante. Di tempo pure. È così che mi trovo a scrivere di una passeggiata di fine estate nel giorno di Natale. Perché in realtà io sono ferma lì, alla luce di settembre e ai 38 gradi sulla pelle. Quello che è successo dopo è in parte amnesia, nella corsa, anestesia. Incubazione squattrinata e famelica. Ma con parentesi d’urgenza del presente – che è come un urlo di fiamma.

Think big è il leitmotif, una proiezione che richiede energie, che chiede di andare fuori dai binari con coraggio. A che velocità comincia a spappolarsi il cervello? Scendi finché sei in tempo, ricordati chi sei, non confondere il treno che corre con la meta, o peggio: con te stesso. Non perderti. Continua a leggere “Nel cuore di Atene: Φωτογραφικό Περπάτημα 09/2018”

NEGUTEGIA

ixiar-rozas-negutegia-romanzo-malvina-massaro-blogNEGUTEGIA, («in italiano serra, luogo dove si nasconde l’inverno, dove sorge l’inverno o calendario d’inverno», è un romanzo che ho amato dieci anni fa, nella mia copia sottile e porosa di Le Nubi Edizioni. Negutegia è una parola basca che col suo suono gutturale e uggioso ti affonda dentro per riemergere, con tutt’altro sapore, qualche anno dopo. Basca è l’autrice, Ixiar Rozas, di cui non ho letto nient’altro. Di cui leggerò in questo nuovo inverno balcanico.

Ero più giovane dei protagonisti quando lessi il romanzo la prima volta, in cerca di nuova sostanza umana e letteraria. Berlino era un riferimento, e a Torino non ci stavo ancora così male. Genova meta facilmente raggiungibile, qualche contatto, Staglieno, i vicoli, Bocca di rosa e la focaccia. Sono un po’ più grande di loro, ora che lo rileggo, dopo averlo rispolverato per caso nella mia toccata e fuga torinese. Continua a leggere “NEGUTEGIA”

Arrivederci Roma

Eccomi sul treno – Italo, per la precisione – che mi porta da Roma a Bologna in una giornata scura e piovosa. Ora che ci penso, tutte le volte che torno in Italia piove…

Lascio Roma, questa volta con la voglia di-starci-di-tornarci. È un arrivederci a presto, non una fuga come quando provai a viverci, cinque anni fa in un appartamento che mi fu claustrofobico a Casalbertone. Tre giorni fra le viette e le piazze di Trastevere, come un paese nella capitale. Quel sentore di umido e di autunno tipicamente italico che non sentivo da un po’ – secoli di storia che odorano, sotto la pioggia. E se non fosse per la scomodità di tenere l’ombrello aperto sui capelli appena lavati, non mi dispiace affatto che piova mentre sono qui, che passeggio e riscopro le vie che da ragazzina amai, alle prime incursioni romane. Continua a leggere “Arrivederci Roma”