Ma che freddo fa nelle case greche?

Ieri ci si è rotto lo stufetto elettrico che teniamo in bagno; quello piccolo, il figlio della stufa elettrica morta un paio di anni fa, e che da un paio d’anni dimentichiamo sul balcone avvolta in qualche plastica.

Quando sognavo di venire a vivere in Grecia non sospettavo che ci avrei patito il freddo più che fra le lande sabaude. Perché uno pensa al fuori, a quei lampi d’estate che il sole qui ti spara addosso anche nel cuore dell’inverno, con euforiche impennate della temperatura quando meno te lo spetti. E la luce mediterranea, e la primavera che si sveglia presto e l’autunno che si trascina fino quasi all’alba. E non viene il sospetto delle correnti siberiane che da nord da qualche parte forse dalla Russia direttamente sfrecciano a sferzare l’ultimo paese dei Balcani esposto a mari venti nuvole rapide piogge e temporali invernali con lampi e tuoni che ti sembrano un errore, un qualche suono uscito fuori per sbaglio. Continua a leggere “Ma che freddo fa nelle case greche?”

Un po’ di SI e di NO per il 2019

Sì, ne ho anch’io di buoni propositi per l’anno appena iniziato, come tutti. Fare, disfare, progettare, appuntare, impegnarsi: è il nostro modo di rinascere a ogni inverno, come le giornate che proprio quando fa più freddo cominciano nuovamente ad allungarsi. E cosa progetto io in questo mio letargo onirico e indaffarato? Poche cose, in realtà. O forse tante, ma che si possono concentrare in qualche SI e qualche NO: e già imparare a dire dei SI o dei NO senza troppe perifrasi è un grande passo per una bilancia che oscilla costantemente da un piatto all’altro.

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Nel cuore di Atene: Φωτογραφικό Περπάτημα 09/2018

malvina-massaro-agora-monastiraki-atene-spyros-catramis-photographerDi energie questi ultimi mesi me ne hanno risucchiate tante. Di tempo pure. È così che mi trovo a scrivere di una passeggiata di fine estate nel giorno di Natale. Perché in realtà io sono ferma lì, alla luce di settembre e ai 38 gradi sulla pelle. Quello che è successo dopo è in parte amnesia, nella corsa, anestesia. Incubazione squattrinata e famelica. Ma con parentesi d’urgenza del presente – che è come un urlo di fiamma.

Think big è il leitmotif, una proiezione che richiede energie, che chiede di andare fuori dai binari con coraggio. A che velocità comincia a spappolarsi il cervello? Scendi finché sei in tempo, ricordati chi sei, non confondere il treno che corre con la meta, o peggio: con te stesso. Non perderti. Continua a leggere “Nel cuore di Atene: Φωτογραφικό Περπάτημα 09/2018”

NEGUTEGIA

ixiar-rozas-negutegia-romanzo-malvina-massaro-blogNEGUTEGIA, («in italiano serra, luogo dove si nasconde l’inverno, dove sorge l’inverno o calendario d’inverno», è un romanzo che ho amato dieci anni fa, nella mia copia sottile e porosa di Le Nubi Edizioni. Negutegia è una parola basca che col suo suono gutturale e uggioso ti affonda dentro per riemergere, con tutt’altro sapore, qualche anno dopo. Basca è l’autrice, Ixiar Rozas, di cui non ho letto nient’altro. Di cui leggerò in questo nuovo inverno balcanico.

Ero più giovane dei protagonisti quando lessi il romanzo la prima volta, in cerca di nuova sostanza umana e letteraria. Berlino era un riferimento, e a Torino non ci stavo ancora così male. Genova meta facilmente raggiungibile, qualche contatto, Staglieno, i vicoli, Bocca di rosa e la focaccia. Sono un po’ più grande di loro, ora che lo rileggo, dopo averlo rispolverato per caso nella mia toccata e fuga torinese. Continua a leggere “NEGUTEGIA”

Arrivederci Roma

Eccomi sul treno – Italo, per la precisione – che mi porta da Roma a Bologna in una giornata scura e piovosa. Ora che ci penso, tutte le volte che torno in Italia piove…

Lascio Roma, questa volta con la voglia di-starci-di-tornarci. È un arrivederci a presto, non una fuga come quando provai a viverci, cinque anni fa in un appartamento che mi fu claustrofobico a Casalbertone. Tre giorni fra le viette e le piazze di Trastevere, come un paese nella capitale. Quel sentore di umido e di autunno tipicamente italico che non sentivo da un po’ – secoli di storia che odorano, sotto la pioggia. E se non fosse per la scomodità di tenere l’ombrello aperto sui capelli appena lavati, non mi dispiace affatto che piova mentre sono qui, che passeggio e riscopro le vie che da ragazzina amai, alle prime incursioni romane. Continua a leggere “Arrivederci Roma”

33 giri

33 giri, quasi 3 settimane che questo pezzo mi gira per la testa, mentre si avvolgono i pensieri si rincorrono attorno a qualche punto fisso. Avrei voluto scriverlo & pubblicarlo esattamente il giorno del mio compleanno, il 18 ottobre, perché ho un’ossessione religiosa per le date, per le ricorrenze da onorare, da schiacciare sotto il piede e fra le mani, mangiarle le ricorrenze. Incidere i passi sulla linea del cerchio, mentre le stagioni girano, come la moda come le facce e capita che ritornino certi ricordi nel presente come vivi.

Compleanno schiacciato quest’anno sotto un intervento chirurgico inaspettato ma sotto sotto nell’aria – il primo in Ellada –, nottate di lavoro folle e avvincente per consegne da adrenalina e crollo, sogni anestetici e antibiotici, cambi di ruolo, mansioni ibride, il mio compleanno a parlare io in meeting, la bambina timida che presenta i suoi appunti convalescente e nuove cose da imparare in fretta e poi soprattutto, e che bello, mi piacciono le novità tranne la tua, fratello, che mi punge nell’anima. Continua a leggere “33 giri”

Pragmatismo ed efficienza dei colleghi greci

Che cosa ho imparato dai miei colleghi greci dopo più di due anni di lavoro in un ufficio ateniese e qualche mese di assistenza turistica a contatto con i fornitori locali?

Una cosa che mi ha colpito in entrambe le esperienze è il senso di responsabilità profondo verso la propria mansione e la qualità del proprio lavoro. Niente scuse, niente lamentele: di faccia ne hai una sola e non puoi perderla, tanto più a lavoro. Sennò finisce che perdi pure il lavoro. Si ritrova molto, in questo impegno che magari non è sempre dedizione, del senso dell’onore e della rispettabilità radicato così profondamente nel DNA greco.

Una qualità che apprezzo molto, poi, è la capacità di andare dritto al sodo: pochi giri di parole, poche chiacchiere. Meglio giungere a una soluzione semplice, ma che sia una soluzione, che lambiccarsi in opzioni che potrebbero essere potenzialmente geniali, ma di dubbia e contorta realizzazione. Lato positivo: si resta sorpresi di come in una nazione mediterranea sia talvolta così semplice giungere a una soluzione che metta tutti contenti (e, a lavoro, si rimane disarmati dal pragmatismo risolutivo dei colleghi). Lato negativo: si sente a volte la mancanza del confronto e del barocco soppesare italico, nella cui velleità e improduttività (parlo qui in un’ottica ristretta alle tempistiche lavorative) c’è spesso l’embrione del colpo di genio, di quell’idea libera e creativa che poi reinventa l’arte e la tecnica e fa scuola in tutto il mondo. Ma nei ritmi vorticosi del lavoro in una multinazionale, la semplicità senza fronzoli e un certo pensar modesto sono una specie di difesa, un appiglio nel mare continuamente mosso. Una barriera per non farsi risucchiare l’anima, anche se poi. Continua a leggere “Pragmatismo ed efficienza dei colleghi greci”

Mi manca già ferragosto

Splendida la città semivuota in queste settimane centrali d’agosto. Turisti, sì, ce ne sono, in centro. Ma in gruppetti più radi, le comitive per lo più concentrate nei punti in cui uno si aspetta di trovarne, a riempire i tavoli dei bar. Quasi tutte le attività chiuse, nei quartieri. E in quelle aperte (in realtà non poi così poche) si godono il caldo umido e quel chiacchierare quieto – il silenzio brulicante dell’estate in città – quelli che non sono partiti. Che sono già tornati o che partiranno, o che le vacanze proprio quest’anno no. Nuclei per lo più piccoli di conoscenti che si ritrovano – bello rivedervi, amiche di passaggio qui tra un’isola e qualche capitale europea – a mangiare insieme a parlare a bere, in un mezodopoleio di zona, giù in piazza pigramente al kafeneio o in qualche bar terrazzato vista Acropoli.

A proposito di Acropoli. Mi godo quasi ogni giorno dopo il lavoro l’Areopagitou moderatamente passeggiato, arioso. Lo passeggio e abbraccio anch’io l’Acropoli, come lui. Ogni pochi passi un artista di strada: bravissimi spiccano nel sollievo del caldo preserale-serale, senza troppa gente intorno. Anche la luna è a metà. Ritmi afro, musica popolare greca, un violinista con base ambient, una danzatrice in viola, un imitatore di Jim Morrison. Un cantante-chitarrista che, quasi alla svolta per la metro, ripropone Blue Monday in chiave acustica, e mi mette addosso una voglia tremenda di riascoltare quella canzone. Un burattinaio che abbraccia una bimba straniera col suo burattino che balla il rock. Continua a leggere “Mi manca già ferragosto”

Buon compleanno Tino :)

La scorsa settimana, con un mese e mezzo di ritardo, ho festeggiato 4 anni di stomia. Era intorno al 18 giugno 2014 quando entrai d’urgenza in sala operatoria al Mauriziano di Torino per subire una modifica che mi spaventava e che desideravo allo stesso tempo, come il dolore necessario per poter tornare ad affrontare di nuovo la vita con tutta me stessa.

Tutto quello che è avvenuto dopo, lo devo soprattutto a Tino, la mia stomia. A 4 anni di distanza, non posso che confermare che il sacchettino è davvero un salvavita, nel senso più pieno e ampio del termine. E con lui i setoni per drenare le fistole: chi l’ha provato sa cosa intendo.

Più che un compleanno, forse, una Pasqua personale. La rinascita dopo il dolore e la paura. E l’occasione per dire grazie a chi c’è sempre stato, rendendo speciali non soltanto gli anniversari, ma ogni giorno di questa nuova vita. Grazie G.!

Dedicato ai gaffeur indomiti

Un altro punto che rende più agevole la scrittura rispetto alla parola è il contenimento dei cosiddetti svarioni, soprattutto per chi perde facilmente il controllo del proprio parlato e inanella un lapsus dietro l’altro. Come me.

Ansia da precisione, voglia di dire tante cose insieme, agio totale e profondo con l’interlocutore o profondo disagio, disordine mentale, fretta, stanchezza… sicuramente un problema di proiezione dell’asse del paradigma su quello del sintagma nei tempi accettabili per una conversazione, da cui scaturisce una sorta di ansia da prestazione con impulso a una resa liberatoria. Alla caduta, all’inciampo incontrollato.

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