Questo mese voglio…

Approfitto di aprile – denso di riflessi e di valenze simboliche – per pubblicare un articolo che sarebbe potuto uscire all’inizio di un mese qualsiasi. Ma è ad aprile, come anche a settembre, che si acuisce la percezione ciclica del tempo: la fioritura e la vendemmia, l’inizio e la fine di qualche cosa, che è poi solo un passaggio.

Non pratico i riti ufficiali ma cerco di sintonizzarmi con quello che di vivo sento nelle tradizioni. Provo ad ascoltare il respiro delle stagioni nelle feste, nei canti sacri, nell’allungarsi delle giornate. Sono sempre stata ossessionata dall’idea di ritualizzare il mio tempo, di scandirlo, di inciderlo. Come tanti brevi tagli d’intensità diversa che sulla linea del cerchio disegnano tante piccole crocette. Ritmare il tempo e colorarlo, come fanno i poeti nei loro versi. Come facciamo con i tatuaggi. Continua a leggere “Questo mese voglio…”

Il fascino discreto del lunedì sera

Non lo sentite materializzarsi dentro di voi e nella stanza in cui state per concedervi un po’ di relax? È il fascino discreto del lunedì sera, dato da quel misto di sollievo per aver superato la prima giornata lavorativa e dal riaccendersi della tensione ansiosa e creativa verso il fine settimana – per chi ce l’ha libero, s’intende.

Ma non soltanto questo. Il lunedì sera è anche il momento in cui mi rendo conto con maggiore intensità dello scorrere del tempo – sempre troppo veloce o troppo lento –. Nella casella del lunedì pestano il loro salto le settimane, si frammentano i mesi in schegge che ci urtano e rimbalzano indietro dissolvendosi, riassorbite chissà dove.

Nel lunedì sera poi si proiettano i buoni propositi del primo dell’anno, rigurgitano le sensazioni del fine settimana, come l’onda sulla riva. È una terra di confine, il lunedì sera, una specie di dogana. È forse a questo che deve il grosso del suo fascino e del suo ambiguo piacere.

Buon lunedì sera a tutti…

Charlot metropolitano

Di persone che fanno l’elemosina in metropolitana ce ne sono tante. Raccontano più o meno la stessa storia a ogni tragitto, cambiando vagone di tanto in tanto; e più calcano la mano – i gesti, le parole, i sospiri – più raccolgono, incutendo pena o timore a seconda dei casi.

Questa mattina un volto truccato ha fatto capolino alla mia sinistra, mentre stavo in piedi di fronte alle porte. Mi ha chiesto permesso con un fischio, ha sorriso e si è allontanato facendosi piccolo, poi è andato a fischiare e a mimare saluti verso la gente seduta al fondo del vagone. Con movenze morbide e un sorriso sincero e così triste. Con la malinconia luminosa di un riso consapevolmente ingenuo. Era vestito da Charlot e faceva una tenerezza incredibile. Tutti gli sorridevano come a un bambino; nessuno gli ha messo una moneta nel bicchiere.

Intervista immaginaria ai camperisti

Oggi io ed L. siamo andati a passeggiare in riva al mare, dove sostano i camperisti. Non c’erano i nomadi digitali che mi era venuto il ghiribizzo di intervistare, soltanto un paio di coppie di signori greci con l’aria da weekendisti del camper. Li abbiamo sbirciati per un po’. Loro e il loro cane, le seggiole rosse, i misteriosi interni del camper appena intuibili, sbarrati da un asciugamano. Dall’altro lato le barche al sole: yachtini e imbarcazioni da pescatore, per lo più. La vita mobile. La vita essenziale e iper-raccolta di chi abita allo stesso tempo una cabina e il mondo.

Poi dietro allo sciame di piccioni ho visto panni stesi, coloratissimi, nella brezza di fine inverno. Una donna ricciola che stendeva e un uomo, nascosto dietro al camper, che suonava la chitarra. Profumo di bucato. Continua a leggere “Intervista immaginaria ai camperisti”

Il giorno libero è… un inno alla lentezza

Cosa faccio nei miei giorni liberi da lavoro, ossia nei miei fine settimana? Me lo chiedo spesso il lunedì, quando in un soffio mi ritrovo di nuovo schiacciata nel vagone della metropolitana per raggiungere l’ufficio.

Non faccio molte cose; non così tante come mi riprometto ogni volta. Può capitare che pulisca casa, se sono ispirata e cerco una scusa per sparare la musica che mi piace. Può essere che abbia voglia di fare una passeggiata diurna, finalmente in strada con la luce del giorno. E poi cade l’occhio su qualche vetrina, se non sono andata al mare, e allora passo così due o tre ore, a fare shopping guidata da imprevedibili colpi di fulmine – e intanto mi ritrovo alleggerita di qualche decina di euro appena ricevuto lo stipendio. Nei miei fine settimana prendo il tè al bar con qualche amica o amico, faccio progetti e filosofeggio, scrivo, raccolgo inviti ad aperitivi, esibizioni di musica dal vivo, cene e pranzi e a qualcuno riesco perfino ad andarci senza arrivare troppo in ritardo. Vado a ballare, se mi va – per lo più la dance di adesso o post-punk, come agli albori. Oppure i remix dei neomelodici, con quella loro superficialità ingenua e abbagliante, sublimata dalle sonorità zingare e conservative. Mi godo il centro di Atene e i suoi dintorni, mi godo il divano, mi godo la cucina e i miei ospiti, mi godo un film, un libro o il labirinto internettiano. Con le lavatrici da fare, con gli amici venuti da lontano da portare in giro, col frigo vuoto e con le chiacchiere, belle chiacchiere pigre di vino e senza orari. Continua a leggere “Il giorno libero è… un inno alla lentezza”

Tre cose che mi fanno male e che continuo a fare in modo imperterrito

 

  • Mangiare cioccolata tutti i giorni, sempre e comunque. Per celebrare un piccolo o grande successo; per condividere un dolce piacere con gli altri; per consolarmi di quando le cose non sono andate come avrei voluto; per dormire meglio e per stare sveglia fino a tardi; per crogiolarmi o per essere più produttiva; per coronare l’amore o per supplirlo, quando l’amore non ne vuole sapere di me. Per vizio e per capriccio; perché non fumo.

  • Dormire poche ore per notte, a volte per il troppo entusiasmo, altre per la rabbia, altre ancora per tutte le idee che mi ronzano in testa. Per straschichi lavorativi o impeti creativi. Per gli eccessi di compagnia o di solitudine che ancora non ho imparato ad assorbire. Per il freddo o per il troppo caldo. Per le mie ostinazioni. Per la voglia di vivere prima che.

  • Scegliere sempre la strada più difficile, quella irta di curve e di brusche discese, dove né la visuale né il terreno sono mai abbastanza buoni per una guida rilassata. Sono tutta ammaccata e piena di ferite, ma il fatto è che altrimenti mi annoierei.

5 motivi per andare volentieri (o quasi) agli esami medici

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Paura della colonscopia? Ansia della gastroscopia? Senso di claustrofobia al solo pensiero della risonanza magnetica? Certo, la prima volta di ogni esame medico è uno spauracchio al quale ci sottrarremmo più che volentieri, se solo avessimo una bacchetta magica in grado di sondare in un tocco l’origine di tutti i sintomi del nostro corpo.

È l’abitudine il trucco per farci trovare un lato piacevole – perfino confortevole – in quelle fatidiche date del controllo di routine (certo, una volta superata l’incognita del che cosa abbiamo esattamente). Per esempio… Continua a leggere “5 motivi per andare volentieri (o quasi) agli esami medici”