La mia prima volta in TV

Com’è che quella bambina timida e ragazzina ritrosa si ritrovi poi continuamente a parlare in pubblico per lavoro o altro non lo so, o forse sì: attrae ciò che ci spaventa, perché è grazie a quella paura che sale su l’adrenalina.

Ecco allora che dopo qualche presentazione un po’ naïf in presenza, era ora di affrontare anche il mostro della TV. Partendo dal presupposto che non amo la mia voce registrata, ma anche dalla consapevolezza che fare questa breve intervista è stato qualcosa di nuovo e divertente.

Ringrazio Antonio Orlando, Nicola Decio Dimatteo, Tonia e tutta la redazione di VOX LIBRI per un battesimo comodamente consumato dal divano della mia casa ateniese e per la loro freschezza.

L’intervista, che svela genesi e motivi principali del romanzo Tino non ci sta, sarà trasmessa da oggi venerdì 29/03 per una settimana secondo il palinsesto che trovate qui: VOX LIBRI. La dedico anche ai frequentatori più assidui del blog, a voi che scrivete, a voi che curiosiamo reciprocamente nei nostri mondi.

**Buon venerdì**

Poesia della vita da impiegata

Ci penso la sera, mentre sono in metropolitana che torno a casa. Il venerdì pomeriggio quando bevo il caffè alla scrivania per godermi meglio la vigilia del fine settimana. Il sabato lo amo, è pioggia e sole insieme. Tutto. È l’imbarazzo della scelta.

Le cose hanno il sapore di una conquista perché te le guadagni, anche il sonno – che accarezzi avvicinandotici lentamente. C’è la paura ma c’è anche il senso di libertà dato dalla responsabilità condivisa: puoi fare del tuo meglio senza preoccuparti troppo del piano, del futuro, e così puoi pensare anche a te – ai tanti te oppure al nessuno che senti di essere in ogni tua fase. Ci stai dentro, assorto nei tuoi compiti, e poi fuori nei tuoi rituali. Continua a leggere “Poesia della vita da impiegata”

Uno così:

Uno così che non ho una foto per farvelo vedere. Uno così che non potete sentirne l’odore, di piscio e cassonetto alcolico, d’erba marcia. È entrato mascherato su un vagone della metro – anzi, no dell’ilektriko – la faccia non si vedeva aveva, una maschera d’argento ben aderente i capelli lunghi impastati, con la coperta di zebra marrone spessa che si teneva avvolta intorno. Baco slavo. Che ruminava parole in greco poi ha detto lui stesso di puzzare, e l’ha detto in italiano, trascinato dal suo stesso odore su e giù per il vagone a scatti, così vivo da essere spettrale. Cinematografico. Una signora gli ha gridato con convinzione “Διάβολο”. Altro che Johnny Depp. Un re grottesco giullare e non so, quante cose puoi vedere in uno stronzo qualsiasi, in un fantasma. Mentre ti ricordi che la follia è solo un’irrefrenabile sincerità, un senso del tempo e del pudore che non combacia con quello della maggioranza. Il giullare o stronzo che fosse si è portato via i miei pensieri, come può ancora capitarti in una città come Atene. Che passi qualcuno e si porti via i tuoi pensieri. Continua a leggere “Uno così:”

Sono un po’ tamarra

Dal Vocabolario Treccani:

“tamarro s. m. (f. -a) [prob. dall’arabo tammār «mercante di datteri»]. – Voce region., in uso nell’Italia merid., e da lì diffusa anche altrove nel gergo giovanile per indicare persona, per lo più di periferia, dai modi e dall’aspetto rozzi, volgari, villani: ha smesso di disprezzare i tamarri (Melania Mazzucco)”.

Periferica, decentrata, col sangue che viene di lontano, cresciuta nella Torino densa e intensa dei Subsonica, di Gigi Dag e Gabri Ponte, degli ultimi covi industrial per post-punkers e darkettoni, del cazzeggio in via Po e ai Reali, delle trecento persone in aula magna a Palazzo Nuovo (è ancora così?). Periferici si era sempre, e tamarri in ogni sfumatura, sotto la muffa sabauda. Nel nero sui vetri rotti delle foto e tra i fiori – indecisi, che assomigliavano a un centro e il confine, là dietro le Alpi. Il mare sempre troppo lontano per essere calmi.

Giusto un ricordo; a febbraio le immagini girano più in fretta.

Io ballo da sola

Non sopporto le tavolate inutili-ufficiali a cui si siede un’accozzaglia di gente solo per sentirsi meno sola e passare il tempo fra chiacchiere che scivolano, per annoiarsi insieme, senza nemmeno la verve del delirio felliniano o il gusto mediorientale del tempo che cola. La vita è breve, io non ho tempo di annoiarmi-scazzarmi, né di prestare il mio tempo alla noia altrui; io il mio tempo voglio condividerlo soltanto per piacere, amore, passione, divertimento, arte, costruzione-creazione-ricreazione, affinità, crescita, amicizia, non per noia o disperazione. L’ho capito una volta di più estraniandomi, a un qualche appuntamento che io stessa avevo messo in moto. Perché? Per una curiosità mal centrata, un entusiasmo frainteso. Per l’impazienza che mi è talvolta nemica. Ma poi anche amica, perché mi fa trovare il coraggio di sfilarmi quando non mi sento viva nelle cose, di cercare le cose vive e andare a viverci dentro.

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Perché Instagram è il mio social preferito

Lo uso dall’estate, su consiglio di G. e di Samia, abbattendo la mia iniziale resistenza nei confronti di ogni nuovo mezzo. Pubblico in modo disordinato, non seguo un piano preciso e non lo sfrutto come potrei in quanto autrice, brand o personaggio – anche se i miei disordinati instagrammi mi hanno comunque portato qualche visita in più sul blog. Continua a leggere “Perché Instagram è il mio social preferito”

Ma che freddo fa nelle case greche?

Ieri ci si è rotto lo stufetto elettrico che teniamo in bagno; quello piccolo, il figlio della stufa elettrica morta un paio di anni fa, e che da un paio d’anni dimentichiamo sul balcone avvolta in qualche plastica.

Quando sognavo di venire a vivere in Grecia non sospettavo che ci avrei patito il freddo più che fra le lande sabaude. Perché uno pensa al fuori, a quei lampi d’estate che il sole qui ti spara addosso anche nel cuore dell’inverno, con euforiche impennate della temperatura quando meno te lo spetti. E la luce mediterranea, e la primavera che si sveglia presto e l’autunno che si trascina fino quasi all’alba. E non viene il sospetto delle correnti siberiane che da nord da qualche parte forse dalla Russia direttamente sfrecciano a sferzare l’ultimo paese dei Balcani esposto a mari venti nuvole rapide piogge e temporali invernali con lampi e tuoni che ti sembrano un errore, un qualche suono uscito fuori per sbaglio. Continua a leggere “Ma che freddo fa nelle case greche?”

Un po’ di SI e di NO per il 2019

Sì, ne ho anch’io di buoni propositi per l’anno appena iniziato, come tutti. Fare, disfare, progettare, appuntare, impegnarsi: è il nostro modo di rinascere a ogni inverno, come le giornate che proprio quando fa più freddo cominciano nuovamente ad allungarsi. E cosa progetto io in questo mio letargo onirico e indaffarato? Poche cose, in realtà. O forse tante, ma che si possono concentrare in qualche SI e qualche NO: e già imparare a dire dei SI o dei NO senza troppe perifrasi è un grande passo per una bilancia che oscilla costantemente da un piatto all’altro.

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Nel cuore di Atene: Φωτογραφικό Περπάτημα 09/2018

malvina-massaro-agora-monastiraki-atene-spyros-catramis-photographerDi energie questi ultimi mesi me ne hanno risucchiate tante. Di tempo pure. È così che mi trovo a scrivere di una passeggiata di fine estate nel giorno di Natale. Perché in realtà io sono ferma lì, alla luce di settembre e ai 38 gradi sulla pelle. Quello che è successo dopo è in parte amnesia, nella corsa, anestesia. Incubazione squattrinata e famelica. Ma con parentesi d’urgenza del presente – che è come un urlo di fiamma.

Think big è il leitmotif, una proiezione che richiede energie, che chiede di andare fuori dai binari con coraggio. A che velocità comincia a spappolarsi il cervello? Scendi finché sei in tempo, ricordati chi sei, non confondere il treno che corre con la meta, o peggio: con te stesso. Non perderti. Continua a leggere “Nel cuore di Atene: Φωτογραφικό Περπάτημα 09/2018”

NEGUTEGIA

ixiar-rozas-negutegia-romanzo-malvina-massaro-blogNEGUTEGIA, («in italiano serra, luogo dove si nasconde l’inverno, dove sorge l’inverno o calendario d’inverno», è un romanzo che ho amato dieci anni fa, nella mia copia sottile e porosa di Le Nubi Edizioni. Negutegia è una parola basca che col suo suono gutturale e uggioso ti affonda dentro per riemergere, con tutt’altro sapore, qualche anno dopo. Basca è l’autrice, Ixiar Rozas, di cui non ho letto nient’altro. Di cui leggerò in questo nuovo inverno balcanico.

Ero più giovane dei protagonisti quando lessi il romanzo la prima volta, in cerca di nuova sostanza umana e letteraria. Berlino era un riferimento, e a Torino non ci stavo ancora così male. Genova meta facilmente raggiungibile, qualche contatto, Staglieno, i vicoli, Bocca di rosa e la focaccia. Sono un po’ più grande di loro, ora che lo rileggo, dopo averlo rispolverato per caso nella mia toccata e fuga torinese. Continua a leggere “NEGUTEGIA”