La poesia corrosiva di Mauro Pelosi

Ho scoperto per caso le canzoni di Mauro Pelosi qualche anno fa, cercando non so più che cosa su YouTube e finendo, come sempre, per lasciarmi trasportare dalla corrente e dalla curiosità. Meraviglia, commozione, dolore: è raro imbattersi in pezzi così vivi, in cui parole e musica sono così intensamente, profondamente intrecciate da trascinare chi le ascolta in un’esplosione plastica di immagini, odori, percezioni tattili da scavare l’anima.

All’orgoglio per la novità da condividere con pochi intimi, subentrò lo stupore per il fatto che nessuno, davvero nessuno (nemmeno gli intenditori, nemmeno gli amici speleologi musicali) lo conoscesse. E così, negli anni, l’ho sempre fatto conoscere io, a una manciata di persone che in pochissimi casi l’hanno apprezzato.

Non posso dire di ascoltarlo spesso, non si potrebbe: la bellezza e la forza della sua musica stanno in una poesia dolorosa, così vera e struggente da sconvolgerti, da rompere ogni equilibrio. Torna nella mia vita a cicli, con la stessa dirompenza e la meraviglia della prima volta. Torna quando sento di doverne condividere la poesia con qualcun altro, perché io da sola non riesco a contenerne tutto il dolce-amaro tumulto.

E tornerà di tanto in tanto anche qui sul blog…

La bellezza contorta di Egon Schiele

Se fossi un quadro? Probabilmente mi piacerebbe essere firmata Egon Schiele. Forse influenzata da chi trovava nella me post-adolescente una qualche sintonia coi suoi soggetti femminili. Ma non è solo in quelli che si ritrova quell’ipnotica intensità espressionista a cui volevo assomigliare, a cui mi sento così vicina. È quel coagulo pulsante di vita e malattia a catturare in tutti i ritratti di Schiele: la bellezza contorta di chi sente troppo. La vita, malattia incurabile che ti mangia dentro.

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Da T.S. Eliot, “La terra desolata”

Aprile è il mese più crudele, generando
Lillà dalla terra morta, mischiando
Memoria e desiderio, eccitando
Spente radici con pioggia di primavera.
L’inverno ci tenne caldi, coprendo
La terra di neve smemorata, nutrendo
Una piccola vita con tuberi secchi.
L’estate ci sorprese, arrivando sullo Starnbergersee
Con un rovescio di pioggia: ci fermammo sotto il colonnato,
E procedemmo nel sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè e parlammo per un’ora.
Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini, e si stava dall’arciduca,
Mio cugino, lui mi portò fuori su una slitta,
E io ero atterrita. Disse, Marie,
Marie, tieniti forte. E giù andammo.
Sulle montagne, là ci si sente liberi.
Leggo, gran parte della notte, e vado a sud in inverno.
[…]

(T.S. Eliot, La sepoltura dei morti, in La terra desolata. Traduzione di Alessandro Serpieri)