Maria

“[…] Maria, alla mia destra – avevo la fortuna di stare nel letto centrale come Cristo in croce –, era un donnino piccolo, secco e giallo con la pancia tonda e gonfia, sullo stile di alcune rappresentazioni medievali del diavolo, di quelle che si vedono sulle pareti di vecchi castelli indemoniati. E di indemoniato Maria non aveva soltanto il colorito e la pancia minacciosa di oscuri parti, ma anche gli occhi marrone infuocato, buttati in un vuoto talmente preciso da assorbirla tutta, e i capelli ritti e duri intorno alla testa: dovevano essere stati un carré tinto di rosso mogano non molto tempo prima. Ci mancava soltanto che sputasse fuoco, poi il capolavoro sarebbe stato completo. Dimostrava un’età indefinibile fra i cinquanta e i sessantacinque anni, ma era minata nel corpo e nelle facoltà mentali alla stregua di una vecchia in fin di vita. Avevo capito dalle visite a cui era sottoposta che aveva gravi problemi al fegato, ma il suo disordine comunicativo e la mesta riservatezza di figlio e marito non lasciavano trasparire di più. E il figlio, un giorno, era anche scoppiato a piangere, in silenzio. La madre ormai – ma chissà poi da quanto – non era più in grado di alzarsi né di mangiare da sola: doveva sempre esserci qualcuno a imboccarla, mentre tremava avvicinando le labbra convulse al cucchiaio; faceva i bisogni in un pannolone che spesso e volentieri riusciva a sfilarsi (pure lei!) con sorprendente abilità, imbrattando poi le lenzuola con grande gioia degli OSS. Continua a leggere “Maria”