Versi #12

la grandine fighissima goditela tu
quest’ennesima domenica di pioggia
forte
su Atene
ché tutto si fa liquido
anche i miei ricordi
perfino lo stress.

Qualche giorno che non sentivo la tua voce e ti ho chiamata
e sei arrivata d’impeto.

Parto gemellare
e ritorno
al madore che in quella tua voce
è fuoco.

Versi #11

Portare la luce
può essere anche crudeltà.
Svegliare l’anima che dorme
tranquilla
accendere
un corpo e sottrargli
il buio
dagli occhi, il sonno
dai sensi.
La luce poi non si accontenta:
deve correre e percorrere,
infettare.
La luce è inevitabilmente contagio.

Versi #9

Da quanti anni sono te?
Corro lontano e non riesco
a liberarmi
dei tuoi modi, dei tuoi gesti.
Ancora e sempre
nelle mie vene come l’autunno,
come quei bassi così scanditi
nella mia testa. La pista
in frantumi e l’amore,
dove mi ha portato l’amore,
così lontano dal primo amore?
A disperdere, oltremare, adolescenziali tossine
e la tua fame ansiosa, distruttiva.
Il buongiorno si vede dal mattino,
ma nel pomeriggio, a Oriente, può tradirsi.

Versi #8 (l’amore d’inverno)

L’amore d’inverno è scaldarsi di baci
lenti e profondi
fra gli spifferi della notte pomeridiana,
persi nelle coperte in disordine
dentro alla pioggia fredda e tagliente.
L’amore d’inverno è fuoco. Una mano che si lascia stringere
dietro a un cappuccino.
È la crema del cappuccino
con una spruzzata di cacao.
Il profumo di una scorza d’arancio
contro al cielo limpidissimo.