La bellezza contorta di Egon Schiele

Se fossi un quadro? Probabilmente mi piacerebbe essere firmata Egon Schiele. Forse influenzata da chi trovava nella me post-adolescente una qualche sintonia coi suoi soggetti femminili. Ma non è solo in quelli che si ritrova quell’ipnotica intensità espressionista a cui volevo assomigliare, a cui mi sento così vicina. È quel coagulo pulsante di vita e malattia a catturare in tutti i ritratti di Schiele: la bellezza contorta di chi sente troppo. La vita, malattia incurabile che ti mangia dentro.

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Intervista immaginaria ai camperisti

Oggi io ed L. siamo andati a passeggiare in riva al mare, dove sostano i camperisti. Non c’erano i nomadi digitali che mi era venuto il ghiribizzo di intervistare, soltanto un paio di coppie di signori greci con l’aria da weekendisti del camper. Li abbiamo sbirciati per un po’. Loro e il loro cane, le seggiole rosse, i misteriosi interni del camper appena intuibili, sbarrati da un asciugamano. Dall’altro lato le barche al sole: yachtini e imbarcazioni da pescatore, per lo più. La vita mobile. La vita essenziale e iper-raccolta di chi abita allo stesso tempo una cabina e il mondo.

Poi dietro allo sciame di piccioni ho visto panni stesi, coloratissimi, nella brezza di fine inverno. Una donna ricciola che stendeva e un uomo, nascosto dietro al camper, che suonava la chitarra. Profumo di bucato. Continua a leggere “Intervista immaginaria ai camperisti”

Il giorno libero è… un inno alla lentezza

Cosa faccio nei miei giorni liberi da lavoro, ossia nei miei fine settimana? Me lo chiedo spesso il lunedì, quando in un soffio mi ritrovo di nuovo schiacciata nel vagone della metropolitana per raggiungere l’ufficio.

Non faccio molte cose; non così tante come mi riprometto ogni volta. Può capitare che pulisca casa, se sono ispirata e cerco una scusa per sparare la musica che mi piace. Può essere che abbia voglia di fare una passeggiata diurna, finalmente in strada con la luce del giorno. E poi cade l’occhio su qualche vetrina, se non sono andata al mare, e allora passo così due o tre ore, a fare shopping guidata da imprevedibili colpi di fulmine – e intanto mi ritrovo alleggerita di qualche decina di euro appena ricevuto lo stipendio. Nei miei fine settimana prendo il tè al bar con qualche amica o amico, faccio progetti e filosofeggio, scrivo, raccolgo inviti ad aperitivi, esibizioni di musica dal vivo, cene e pranzi e a qualcuno riesco perfino ad andarci senza arrivare troppo in ritardo. Vado a ballare, se mi va – per lo più la dance di adesso o post-punk, come agli albori. Oppure i remix dei neomelodici, con quella loro superficialità ingenua e abbagliante, sublimata dalle sonorità zingare e conservative. Mi godo il centro di Atene e i suoi dintorni, mi godo il divano, mi godo la cucina e i miei ospiti, mi godo un film, un libro o il labirinto internettiano. Con le lavatrici da fare, con gli amici venuti da lontano da portare in giro, col frigo vuoto e con le chiacchiere, belle chiacchiere pigre di vino e senza orari. Continua a leggere “Il giorno libero è… un inno alla lentezza”

Tre cose che mi fanno male e che continuo a fare in modo imperterrito

 

  • Mangiare cioccolata tutti i giorni, sempre e comunque. Per celebrare un piccolo o grande successo; per condividere un dolce piacere con gli altri; per consolarmi di quando le cose non sono andate come avrei voluto; per dormire meglio e per stare sveglia fino a tardi; per crogiolarmi o per essere più produttiva; per coronare l’amore o per supplirlo, quando l’amore non ne vuole sapere di me. Per vizio e per capriccio; perché non fumo.

  • Dormire poche ore per notte, a volte per il troppo entusiasmo, altre per la rabbia, altre ancora per tutte le idee che mi ronzano in testa. Per straschichi lavorativi o impeti creativi. Per gli eccessi di compagnia o di solitudine che ancora non ho imparato ad assorbire. Per il freddo o per il troppo caldo. Per le mie ostinazioni. Per la voglia di vivere prima che.

  • Scegliere sempre la strada più difficile, quella irta di curve e di brusche discese, dove né la visuale né il terreno sono mai abbastanza buoni per una guida rilassata. Sono tutta ammaccata e piena di ferite, ma il fatto è che altrimenti mi annoierei.

Versi #6

È per te che vorrei
esistere sempre
dentro di te danzare,
respirare.
Quel tanto che mi lascerai di farlo
quel tanto
che non avrò confuso anche te
con le mie paure.
Tante volte mi hanno ucciso
le mie paure
in tanti cuori
così diversa
e maledettamente uguale
nel tempo
negli sbagli.
Ma è con te che vorrei
con te che vorrei
forse
liberarmi di me.
Guarire?
Non dirmi anche tu ti prego
non dirmi
la tua è una malattia cronica.