Come ridursi sempre all’ultimo… e farcela :)

Ero quella che a scuola consegnava sempre tutto puntuale. Le verifiche, i compiti, i soldi per la gita, documenti, questionari. Tutto ordinato nelle cartelline, a casa e nella borsa. Poi qualcosa ha cominciato lentamente a sfumare, negli anni, ad allentarsi. Fino ad oggi, totalmente integrata nel costume ellenico di pensarci all’ultimo – tanto tutto si aggiusta, ci dormi lo stesso. E ho sviluppato nuove abilità che, se da un lato minano l’equilibrio psico-fisico per le corse e la tachicardia di stare-per-mancare qualcosa di importante, dall’altro mi hanno aiutato negli ultimi mesi a risparmiare un sacco di tempo. Tempo di tela di ragno sabaudo-scolastica di preparazioni, controlli maniacali, precauzioni, portarsi avanti sempre avanti – non si sa mai, essere pronti, essere i primi! Appunto, non si sa mai, e allora perché pensarci prima, che poi magari non serve e va tutto in altro modo?

Volete un esempio? Continua a leggere “Come ridursi sempre all’ultimo… e farcela :)”

Youtube, due fricchettoni e la serata finisce a Urbino

Massì, lo sai, quando lasci correre Youtube dopo che hai ascoltato quello che cercavi, e lui va a scandagliare fra quello a cui non pensavi ma che era lì che aspettava avessi le mani nel detersivo dei piatti per uscire fuori e portarti in un posto a caso. E dal reggae siciliano ti ritrovi dopo quasi dieci anni a Urbino fra due cugini fricchettoni, le case vecchie l’insalata e i ravanelli. Loro sono i Duo Bucolico, godetevi la voce e i riverberi giamaicani del Montefeltro ipnotico…

 

 

 

 

Versi #19 (Sono tornata…)

Nell’ultima chiave c’era il deserto
non ricordo che ora fosse avevo smesso
di capire se avessi caldo o se avessi freddo.
La sabbia
negli occhi, che parla
tante voci compaiono e parole
strisciano
sepolte e nell’aria confuse
fanno e dissolvono strade, stanze sepolcri.
La linea si piega, in un cerchio.
Tutto subito devi attraversare una tempesta che ti sembra di coltelli
da quanto fa male. Come nelle Cicladi ti ricordi? Quando soffia il meltemi, che in spiaggia non ci puoi stare. La sabbia dappertutto ti punge e ti dice vattene in camera.
In camera non sono tornata
non c’era più la strada
un serpente d’aria accecante modella la terra e sconvolge
le tracce.
Nella tempesta chiudi gli occhi e la via
si disegna coi piedi. Nei piedi e negli occhi è un soffio
la via
fra voci che si confondono a un mare invisibile
e profondo.
Ti lasci trafiggere da tutte le fioriture;
quel profumo, nell’aria, sei tu,
l’occhio con cui ti guardi alle spalle.
Non sentivo più né il caldo, né il freddo.
Ed ero duna, porta immemore, lo svolazzare del fuoco
dietro una tenda bianca.

Non è che mi sono persa:
mi sono proprio disfatta.

Avviso ai blogger

Nell’augurarvi un buonissimo seguito di buona Pasqua, invito tutti i blogger che mi seguono e quelli di passaggio a visitare (ed eventualmente iscriversi a) NEGUTEGIA, il gruppo Facebook che ho aperto come spazio di contatto e diffusione fra scrittori, artisti, critici ecc. che utilizzano il blog come canale principale di espressione, e fra blogger duri e puri che scrivono articoli in ambito artistico e letterario a 360° gradi.

Gli obiettivi? Diversi, ma fra tutti:

  • facilitare lo scambio di idee, informazioni ed esperimenti, soprattutto riguardo a iniziative e progetti che potrebbero essere di interesse per altri blogger nell’ambito (eventi, nuove uscite, articoli, corsi, concorsi, collaborazioni ecc.).
  • organizzare/promuovere eventi mirati a portare il virtuale più interessante nel reale di caffetterie, librerie ecc., e a far conoscere il lavoro dei blogger a un pubblico più vario e ampio. Penso soprattutto a presentazioni, letture collettive, performance e alla scena che ne potrebbe scaturire. Ci sono già alcune idee da sviluppare con chi fosse interessato.

E quindi, se INTERESSATI, iscrivetevi a NEGUTEGIA (https://www.facebook.com/groups/2365299250377513/about/) e cominciate a popolare il gruppo 😉

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Vivere con una malattia cronica: alcuni aspetti pratico-cronologici

Non si vedono ma ci sono: patologie croniche e disabilità invisibili

Che cosa significa vivere con una malattia cronica non visibile ma presente, come ad esempio le malattie infiammatorie croniche intestinali?

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Significa, fra le prime cose, ristrutturare la gestione del proprio tempo e incorporare nuove scadenze che si trovano a scandirlo. Significa metterci altro tempo e altre energie per prevenire ogni possibile complicanza o incidente (ad esempio in viaggio); significa avere da qualche a molti pensieri in più e dover sempre, o quasi, giocare d’anticipo. Significa anche portare dentro di te un segreto che gli altri non vedono: non lo sanno, gli altri, di quanto possa essere più difficile o faticoso per te, come per chiunque altro abbia un’anomalia invisibile. Continua a leggere “Vivere con una malattia cronica: alcuni aspetti pratico-cronologici”

Avevo un presente che era dio…

…e faceva il cameriere. Anzi, forse due: sono politeista. Prepariamoci di nuovo all’Emilia – acida o paranoica? E intanto ora ho una collega con cui capita di parlare anche di loro, dei CCCP: chiudo gli occhi, e li riscopro per la prima volta in qualche bettola industrial delle periferie del nord, di quelle dove ci si agita. Ci ballo la danza del ventre, oggi, Islam punk und punk Islam – oggi che è da un po’ che non mi perdo a Bodrum. Dove all’alba senza essere andato a dormire ti vesti per correre nei vicoli al canto della preghiera, e non sai nemmeno tu che odori hai addosso. E corri verso il porto. Verso l’aeroporto. A oriente dell’Oriente che è di nuovo Romagna mia. Islam punk und punk Islam.

Istanbul tanz,

Istanbul tanz,

Istanbul tanz, tanz, tanz.

Tanz Istanbul,

Tanz Istanbul,

Istanbul tanz.

Istanbul tanz.

Cosa mi fa innamorare ogni giorno di Atene

È stato amore a prima vista, quello con Atene. Un gioco di sguardi, una questione di pelle e brividi, di riverberi. E l’ho capito subito, fra tutti i posti in cui mi era capitato di passare qualche giorno, che qui era casa mia – il mio centro, la mia fedeltà. La figura complessa e splendente di cui continuare a innamorarmi ogni giorno.

Ma cos’è che mi lega più di tutto a questa città alla quale da qualche anno – o forse da sempre – mi sento appartenere? Sono i greci stessi, a volte, a chiedermelo. E allora che cosa posso dire, fra le tante cose? Continua a leggere “Cosa mi fa innamorare ogni giorno di Atene”

Corpi metropolitani

E poi accade che due storie collidano entrando nel vagone della metro. Come mi è successo ieri.

Ma cos’è, non mi vede? Perché deve per forza schiacciarmi e travolgermi? Ma poi forse lei pensa la stessa cosa di me. Non la vedo, che si infila a difficoltà fra la gente fra le porte? Non la vedo che ha bisogno di spazio e la attraversa un filo di preoccupazione, in faccia, di ansia? In quel momento non lo vediamo, ci scontriamo e basta – si sente a pelle che siamo indispettite da quella frizione.

Corpi che sono disfunzioni. DNA. Un modo sbagliato di assorbire, gonfiori e aperture, ferite aperte da proteggere, d’etere e di carne. Ci guardiamo poi sott’occhio e lo capiamo, una volta sistemate. Quasi con compassione, ora, con comprensione: ce l’abbiamo fatta, siamo riuscite tutte e due a prendere la nostra corsa verso i doveri del giorno.

Corpi metropolitani che si scontrano.