Charlot metropolitano

Di persone che fanno l’elemosina in metropolitana ce ne sono tante. Raccontano più o meno la stessa storia a ogni tragitto, cambiando vagone di tanto in tanto; e più calcano la mano – i gesti, le parole, i sospiri – più raccolgono, incutendo pena o timore a seconda dei casi.

Questa mattina un volto truccato ha fatto capolino alla mia sinistra, mentre stavo in piedi di fronte alle porte. Mi ha chiesto permesso con un fischio, ha sorriso e si è allontanato facendosi piccolo, poi è andato a fischiare e a mimare saluti verso la gente seduta al fondo del vagone. Con movenze morbide e un sorriso sincero e così triste. Con la malinconia luminosa di un riso consapevolmente ingenuo. Era vestito da Charlot e faceva una tenerezza incredibile. Tutti gli sorridevano come a un bambino; nessuno gli ha messo una moneta nel bicchiere.

Il giorno libero è… un inno alla lentezza

Cosa faccio nei miei giorni liberi da lavoro, ossia nei miei fine settimana? Me lo chiedo spesso il lunedì, quando in un soffio mi ritrovo di nuovo schiacciata nel vagone della metropolitana per raggiungere l’ufficio.

Non faccio molte cose; non così tante come mi riprometto ogni volta. Può capitare che pulisca casa, se sono ispirata e cerco una scusa per sparare la musica che mi piace. Può essere che abbia voglia di fare una passeggiata diurna, finalmente in strada con la luce del giorno. E poi cade l’occhio su qualche vetrina, se non sono andata al mare, e allora passo così due o tre ore, a fare shopping guidata da imprevedibili colpi di fulmine – e intanto mi ritrovo alleggerita di qualche decina di euro appena ricevuto lo stipendio. Nei miei fine settimana prendo il tè al bar con qualche amica o amico, faccio progetti e filosofeggio, scrivo, raccolgo inviti ad aperitivi, esibizioni di musica dal vivo, cene e pranzi e a qualcuno riesco perfino ad andarci senza arrivare troppo in ritardo. Vado a ballare, se mi va – per lo più la dance di adesso o post-punk, come agli albori. Oppure i remix dei neomelodici, con quella loro superficialità ingenua e abbagliante, sublimata dalle sonorità zingare e conservative. Mi godo il centro di Atene e i suoi dintorni, mi godo il divano, mi godo la cucina e i miei ospiti, mi godo un film, un libro o il labirinto internettiano. Con le lavatrici da fare, con gli amici venuti da lontano da portare in giro, col frigo vuoto e con le chiacchiere, belle chiacchiere pigre di vino e senza orari. Continua a leggere “Il giorno libero è… un inno alla lentezza”

Natale è…

Abito in una città che fiorisce d’arancio in inverno. Nel mio piccolo quartiere e in quelli più vecchi e urbani, gli alberi ai lati della strada si riempiono di frutti come di decorazioni natalizie, accendendo la scena del Natale mediterraneo.

Arancione è uno dei suoi colori, insieme all’azzurro del cielo freddo bucato dal sole. Come si nota, qui, che le giornate ricominciano ad allungarsi. Non senza un briciolo di malinconia.

Ma il bello del Natale sta anche in quella sua nota malinconica che ognuno, a modo suo, sente e coltiva, e che ogni anno ci sentiamo vibrare dentro con una frequenza diversa. Continua a leggere “Natale è…”