Mi manca già ferragosto

Splendida la città semivuota in queste settimane centrali d’agosto. Turisti, sì, ce ne sono, in centro. Ma in gruppetti più radi, le comitive per lo più concentrate nei punti in cui uno si aspetta di trovarne, a riempire i tavoli dei bar. Quasi tutte le attività chiuse, nei quartieri. E in quelle aperte (in realtà non poi così poche) si godono il caldo umido e quel chiacchierare quieto – il silenzio brulicante dell’estate in città – quelli che non sono partiti. Che sono già tornati o che partiranno, o che le vacanze proprio quest’anno no. Nuclei per lo più piccoli di conoscenti che si ritrovano – bello rivedervi, amiche di passaggio qui tra un’isola e qualche capitale europea – a mangiare insieme a parlare a bere, in un mezodopoleio di zona, giù in piazza pigramente al kafeneio o in qualche bar terrazzato vista Acropoli.

A proposito di Acropoli. Mi godo quasi ogni giorno dopo il lavoro l’Areopagitou moderatamente passeggiato, arioso. Lo passeggio e abbraccio anch’io l’Acropoli, come lui. Ogni pochi passi un artista di strada: bravissimi spiccano nel sollievo del caldo preserale-serale, senza troppa gente intorno. Anche la luna è a metà. Ritmi afro, musica popolare greca, un violinista con base ambient, una danzatrice in viola, un imitatore di Jim Morrison. Un cantante-chitarrista che, quasi alla svolta per la metro, ripropone Blue Monday in chiave acustica, e mi mette addosso una voglia tremenda di riascoltare quella canzone. Un burattinaio che abbraccia una bimba straniera col suo burattino che balla il rock. Continua a leggere “Mi manca già ferragosto”

Questo mese voglio…

Approfitto di aprile – denso di riflessi e di valenze simboliche – per pubblicare un articolo che sarebbe potuto uscire all’inizio di un mese qualsiasi. Ma è ad aprile, come anche a settembre, che si acuisce la percezione ciclica del tempo: la fioritura e la vendemmia, l’inizio e la fine di qualche cosa, che è poi solo un passaggio.

Non pratico i riti ufficiali ma cerco di sintonizzarmi con quello che di vivo sento nelle tradizioni. Provo ad ascoltare il respiro delle stagioni nelle feste, nei canti sacri, nell’allungarsi delle giornate. Sono sempre stata ossessionata dall’idea di ritualizzare il mio tempo, di scandirlo, di inciderlo. Come tanti brevi tagli d’intensità diversa che sulla linea del cerchio disegnano tante piccole crocette. Ritmare il tempo e colorarlo, come fanno i poeti nei loro versi. Come facciamo con i tatuaggi. Continua a leggere “Questo mese voglio…”

1 gennaio

C’è stato un 1 gennaio, diversi anni fa, in cui questa data si è impressa in me con la luce di un primo pomeriggio nitido e penetrante. Ascoltavo David Bowie sul divano del soggiorno – il disco era arrivato poco prima per Natale – e mi venne in mente, chissà perché con quella particolare intensità – mio nonno. Quello mancato quando ero ancora bambina. Quello che mi portava in giro nel passeggino per pomeriggi interi, quando il mondo intero in ogni granello era una novità sfocata nell’aria da una luce soffice, fresca e ancora uterina. Serena, pulviscolare, carnevalesca.

Da allora per me il 1 gennaio è sempre un’ebbrezza interiore di luce, di riverberi nell’aria dorata di una primavera acerba, di riverberi di primavera acerba nella voce lontana di David Bowie. Di embrioni d’estate e di visioni-illuminazioni di quello che sarà. Una festa della potenza prima del nuovo atto. Il richiamo dei nuovi atti, come un canto che soffia da Oriente. Continua a leggere “1 gennaio”

5 errori da non fare quando hai ospiti a cena

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Vi è mai capitato di accogliere i vostri dodici ospiti ancora con le mani in pasta e la cucina in stato di agitazione? Che poi magari, nel massimo del delirio, suonassero alla porta anche degli ospiti inattesi, di quelli che ti dici “E mo questi dove li metto?”. Che l’attaccapanni da salotto crollasse addosso al secondo ospite che ci abbia appoggiato sopra la giacca? Se tutto ciò non vi è mai successo (o magari vi è successo di peggio e non volete raccontarlo), avete tutta la mia ammirazione. Pur senza negare l’esilaranza coesiva (lo so, a rigor di vocabolario “esilaranza” non esiste, ma a me suona bene così) che scoppia dall’imprevisto imbrattando tutto e tutti e scaldando l’atmosfera, possono esserci situazioni in cui la priorità è scansarsi da ogni imbarazzo. Ecco allora 5 piccoli accorgimenti nati da altrettanti incidenti vissuti dalla sottoscritta:

  1. Se si tratta di una cena, non invitate un numero di ospiti superiore a quello delle sedie presenti in casa. Non tutti apprezzeranno di vedersi arrivare l’addetto alle consegne del supermercato con due sedie incelofanate davanti alla tavola imbandita (e meno male che i supermercati sono aperti fino alle nove di sera…), o il vicino di casa in canottiera che si dà da fare a prestare seggioline e poggiaculo di varie forme e misure rimediati lì per lì.
  2. Verificate (meglio se con un aiutante) la stabilità dell’attaccapanni del salotto, guardando che sia ben avvitato in ogni punto, dalla base in su – ci sarà pure chi avrà bisogno di poggiarci in cima il cappello! Ma se ve la sentite di osare, vi assicuro che l’ingresso con crollo dell’attaccapanni e caduta dei vari pezzi può aiutare come nessun altro espediente a rompere il ghiaccio in una compagnia di persone che non si conoscono, o fra cui vigono ancora quella riverenza e quel distacco da conoscenza superficiale. Se avete bisogno di scaldare il clima fin da subito, quindi, ribaltate lo scopo di questo accorgimento.
  3. Calcolate bene le portate che volete servire in base alla vostra capacità: direi che è meglio poco e da leccarsi i baffi che tanto raffazzonato e brutto a vedersi. E toglietevi dalla testa di accontentare per forza i gusti di tutti gli invitati, tanto la maggior parte non proromperà in quel bestemmione di apprezzamento che tanto vorreste sentire per risarcirvi di una giornata frenetica tra i fornelli.
  4. Calcolate bene non soltanto le portate, ma anche i tempi. Se non volete accogliere gli ospiti sudati, coi capelli in disordine e le macchie sul vestitone sformato da casa, ritagliatevi il tempo per la cura personale prima degli ultimi ritocchi in casa e/o in cucina. Il trucco è pensare di essere voi stesso un invitato che si presenta in casa altrui, non lo sguattero in attesa dei commensali. Anche se, devo confessarvi, l’ho provato sulla mia pelle e non mi sono sentita così a disagio come avrei immaginato, anzi, credo di aver riscosso perfino una certa ammirazione: in fondo Cenerentola che sgobba in cucina è pur sempre una fantasia erotica delle più radicate. Non so se possa valere lo stesso riferito agli uomini, ma io propenderei per il sì… Insomma, valutate bene l’effetto che volete sortire e tutti i possibili effetti collaterali: l’imperativo è sentirvi a vostro agio!
  5. Assicuratevi di avere le lampadine di ricambio per tutti i punti luce della casa: cosa direte altrimenti ai vostri ospiti quando il lampadario della cucina si fulminerà sopra la tavola in piena attività? Nel mio caso, devo ringraziare che ci avesse pensato qualcun altro a casa (il mio angelo custode), perché, sì, mi è capitato anche questo. Tenetevi pronti a sostituire, svitare e avvitare lampadine allora, e ricordatevi che l’elettricità è particolarmente sensibile ai nervi tesi, perciò… regolatevi fin dagli inviti per non mettere a rischio l’armonia di casa.

Potrei non fermarmi qui, ma mi fermo, in attesa di nuove figuracce (o non sarebbe forse meglio dire aneddoti?) con cui allungare la lista in un prossimo articolo.

Natale è…

Abito in una città che fiorisce d’arancio in inverno. Nel mio piccolo quartiere e in quelli più vecchi e urbani, gli alberi ai lati della strada si riempiono di frutti come di decorazioni natalizie, accendendo la scena del Natale mediterraneo.

Arancione è uno dei suoi colori, insieme all’azzurro del cielo freddo bucato dal sole. Come si nota, qui, che le giornate ricominciano ad allungarsi. Non senza un briciolo di malinconia.

Ma il bello del Natale sta anche in quella sua nota malinconica che ognuno, a modo suo, sente e coltiva, e che ogni anno ci sentiamo vibrare dentro con una frequenza diversa. Continua a leggere “Natale è…”

Per Natale mi regalo un blog

Sono sempre stata ossessionata dall’idea di ritmare il mio tempo, di materializzarlo in sensazione, pensiero, esperienza, arte, utilità. Di trasformarlo in oggetti concreti e astratti per onorare e scandire il suo scorrere, per non lasciarne invissuto nemmeno un frangente.

Tenere un blog è uno dei modi per farlo. Distillare la propria giornata e trarne quelle sensazioni, pensieri, esperienze, versi che si crede prezioso poter condividere. Ci troverete considerazioni personali, suggerimenti pratici, episodi notevoli, appunti poetici. Insomma, un diario fra il discorso (tanti toni di discorso) e il canto.

Ecco il mio miglior proposito per l’anno nuovo.