33 giri

33 giri, quasi 3 settimane che questo pezzo mi gira per la testa, mentre si avvolgono i pensieri si rincorrono attorno a qualche punto fisso. Avrei voluto scriverlo & pubblicarlo esattamente il giorno del mio compleanno, il 18 ottobre, perché ho un’ossessione religiosa per le date, per le ricorrenze da onorare, da schiacciare sotto il piede e fra le mani, mangiarle le ricorrenze. Incidere i passi sulla linea del cerchio, mentre le stagioni girano, come la moda come le facce e capita che ritornino certi ricordi nel presente come vivi.

Compleanno schiacciato quest’anno sotto un intervento chirurgico inaspettato ma sotto sotto nell’aria – il primo in Ellada –, nottate di lavoro folle e avvincente per consegne da adrenalina e crollo, sogni anestetici e antibiotici, cambi di ruolo, mansioni ibride, il mio compleanno a parlare io in meeting, la bambina timida che presenta i suoi appunti convalescente e nuove cose da imparare in fretta e poi soprattutto, e che bello, mi piacciono le novità tranne la tua, fratello, che mi punge nell’anima. Continua a leggere “33 giri”

Questo mese voglio…

Approfitto di aprile – denso di riflessi e di valenze simboliche – per pubblicare un articolo che sarebbe potuto uscire all’inizio di un mese qualsiasi. Ma è ad aprile, come anche a settembre, che si acuisce la percezione ciclica del tempo: la fioritura e la vendemmia, l’inizio e la fine di qualche cosa, che è poi solo un passaggio.

Non pratico i riti ufficiali ma cerco di sintonizzarmi con quello che di vivo sento nelle tradizioni. Provo ad ascoltare il respiro delle stagioni nelle feste, nei canti sacri, nell’allungarsi delle giornate. Sono sempre stata ossessionata dall’idea di ritualizzare il mio tempo, di scandirlo, di inciderlo. Come tanti brevi tagli d’intensità diversa che sulla linea del cerchio disegnano tante piccole crocette. Ritmare il tempo e colorarlo, come fanno i poeti nei loro versi. Come facciamo con i tatuaggi. Continua a leggere “Questo mese voglio…”

Il giorno libero è… un inno alla lentezza

Cosa faccio nei miei giorni liberi da lavoro, ossia nei miei fine settimana? Me lo chiedo spesso il lunedì, quando in un soffio mi ritrovo di nuovo schiacciata nel vagone della metropolitana per raggiungere l’ufficio.

Non faccio molte cose; non così tante come mi riprometto ogni volta. Può capitare che pulisca casa, se sono ispirata e cerco una scusa per sparare la musica che mi piace. Può essere che abbia voglia di fare una passeggiata diurna, finalmente in strada con la luce del giorno. E poi cade l’occhio su qualche vetrina, se non sono andata al mare, e allora passo così due o tre ore, a fare shopping guidata da imprevedibili colpi di fulmine – e intanto mi ritrovo alleggerita di qualche decina di euro appena ricevuto lo stipendio. Nei miei fine settimana prendo il tè al bar con qualche amica o amico, faccio progetti e filosofeggio, scrivo, raccolgo inviti ad aperitivi, esibizioni di musica dal vivo, cene e pranzi e a qualcuno riesco perfino ad andarci senza arrivare troppo in ritardo. Vado a ballare, se mi va – per lo più la dance di adesso o post-punk, come agli albori. Oppure i remix dei neomelodici, con quella loro superficialità ingenua e abbagliante, sublimata dalle sonorità zingare e conservative. Mi godo il centro di Atene e i suoi dintorni, mi godo il divano, mi godo la cucina e i miei ospiti, mi godo un film, un libro o il labirinto internettiano. Con le lavatrici da fare, con gli amici venuti da lontano da portare in giro, col frigo vuoto e con le chiacchiere, belle chiacchiere pigre di vino e senza orari. Continua a leggere “Il giorno libero è… un inno alla lentezza”

Tre cose che mi fanno male e che continuo a fare in modo imperterrito

 

  • Mangiare cioccolata tutti i giorni, sempre e comunque. Per celebrare un piccolo o grande successo; per condividere un dolce piacere con gli altri; per consolarmi di quando le cose non sono andate come avrei voluto; per dormire meglio e per stare sveglia fino a tardi; per crogiolarmi o per essere più produttiva; per coronare l’amore o per supplirlo, quando l’amore non ne vuole sapere di me. Per vizio e per capriccio; perché non fumo.

  • Dormire poche ore per notte, a volte per il troppo entusiasmo, altre per la rabbia, altre ancora per tutte le idee che mi ronzano in testa. Per straschichi lavorativi o impeti creativi. Per gli eccessi di compagnia o di solitudine che ancora non ho imparato ad assorbire. Per il freddo o per il troppo caldo. Per le mie ostinazioni. Per la voglia di vivere prima che.

  • Scegliere sempre la strada più difficile, quella irta di curve e di brusche discese, dove né la visuale né il terreno sono mai abbastanza buoni per una guida rilassata. Sono tutta ammaccata e piena di ferite, ma il fatto è che altrimenti mi annoierei.

1 gennaio

C’è stato un 1 gennaio, diversi anni fa, in cui questa data si è impressa in me con la luce di un primo pomeriggio nitido e penetrante. Ascoltavo David Bowie sul divano del soggiorno – il disco era arrivato poco prima per Natale – e mi venne in mente, chissà perché con quella particolare intensità – mio nonno. Quello mancato quando ero ancora bambina. Quello che mi portava in giro nel passeggino per pomeriggi interi, quando il mondo intero in ogni granello era una novità sfocata nell’aria da una luce soffice, fresca e ancora uterina. Serena, pulviscolare, carnevalesca.

Da allora per me il 1 gennaio è sempre un’ebbrezza interiore di luce, di riverberi nell’aria dorata di una primavera acerba, di riverberi di primavera acerba nella voce lontana di David Bowie. Di embrioni d’estate e di visioni-illuminazioni di quello che sarà. Una festa della potenza prima del nuovo atto. Il richiamo dei nuovi atti, come un canto che soffia da Oriente. Continua a leggere “1 gennaio”

Natale è…

Abito in una città che fiorisce d’arancio in inverno. Nel mio piccolo quartiere e in quelli più vecchi e urbani, gli alberi ai lati della strada si riempiono di frutti come di decorazioni natalizie, accendendo la scena del Natale mediterraneo.

Arancione è uno dei suoi colori, insieme all’azzurro del cielo freddo bucato dal sole. Come si nota, qui, che le giornate ricominciano ad allungarsi. Non senza un briciolo di malinconia.

Ma il bello del Natale sta anche in quella sua nota malinconica che ognuno, a modo suo, sente e coltiva, e che ogni anno ci sentiamo vibrare dentro con una frequenza diversa. Continua a leggere “Natale è…”