La poesia corrosiva di Mauro Pelosi

Ho scoperto per caso le canzoni di Mauro Pelosi qualche anno fa, cercando non so più che cosa su YouTube e finendo, come sempre, per lasciarmi trasportare dalla corrente e dalla curiosità. Meraviglia, commozione, dolore: è raro imbattersi in pezzi così vivi, in cui parole e musica sono così intensamente, profondamente intrecciate da trascinare chi le ascolta in un’esplosione plastica di immagini, odori, percezioni tattili da scavare l’anima.

All’orgoglio per la novità da condividere con pochi intimi, subentrò lo stupore per il fatto che nessuno, davvero nessuno (nemmeno gli intenditori, nemmeno gli amici speleologi musicali) lo conoscesse. E così, negli anni, l’ho sempre fatto conoscere io, a una manciata di persone che in pochissimi casi l’hanno apprezzato.

Non posso dire di ascoltarlo spesso, non si potrebbe: la bellezza e la forza della sua musica stanno in una poesia dolorosa, così vera e struggente da sconvolgerti, da rompere ogni equilibrio. Torna nella mia vita a cicli, con la stessa dirompenza e la meraviglia della prima volta. Torna quando sento di doverne condividere la poesia con qualcun altro, perché io da sola non riesco a contenerne tutto il dolce-amaro tumulto.

E tornerà di tanto in tanto anche qui sul blog…