Versi #8 (l’amore d’inverno)

L’amore d’inverno è scaldarsi di baci
lenti e profondi
fra gli spifferi della notte pomeridiana,
persi nelle coperte in disordine
dentro alla pioggia fredda e tagliente.
L’amore d’inverno è fuoco. Una mano che si lascia stringere
dietro a un cappuccino.
È la crema del cappuccino
con una spruzzata di cacao.
Il profumo di una scorza d’arancio
contro al cielo limpidissimo.

Versi #6

È per te che vorrei
esistere sempre
dentro di te danzare,
respirare.
Quel tanto che mi lascerai di farlo
quel tanto
che non avrò confuso anche te
con le mie paure.
Tante volte mi hanno ucciso
le mie paure
in tanti cuori
così diversa
e maledettamente uguale
nel tempo
negli sbagli.
Ma è con te che vorrei
con te che vorrei
forse
liberarmi di me.
Guarire?
Non dirmi anche tu ti prego
non dirmi
la tua è una malattia cronica.

Versi #5

È bello il mio quartiere
all’inizio dell’inverno.
Si lascia vivere, ti vizia,
ti distrae e ti rapisce.
È una grande casa di luci accese
e tazze calde,
di stanze da provare
all’infinito.

Sprofondo qui,
nel mio rifugio. Lontano
dallo scorrere del tempo.

Per qualcuno non esisto già più.

Versi #4

Vado a vedere le mie ombre
nel sole del mezzogiorno
a spiarle
mentre danzano sul mare
d’una danza impercettibile.
Erano i rami degli alberi che mi parlavano
le mie ombre
sono il sudore della notte maldormita,
le contorsioni nervose
delle mie dita
nello specchio
degli occhi
nella parte migliore
del mio stesso sangue.

Versi #2

Assaggio l’ignoranza e a tratti
non mi dispiace.
Tutto è così labile fino a non essere
più niente.
La vita
ridotta a passarsela il meglio possibile
ogni giorno.
A mantenersi economicamente e poi a distrarsi,
perché null’altro sembra più avere un senso,
tranne quando
riaccendi in me qualcosa
tranne quando
me lo ricordi
ma in un modo così lieve,
così naturale. Mi avvicini
alla mia sintesi.
Ed era proprio qui, dove altro
altrimenti?