A Rethymno con Donnie Darko

Per un singolare caso sono partita per Creta in nave la mattina dopo la sera in cui ho visto per la prima volta Donnie Darko (dopo anni di “devo ancora vedere Donnie Darko“, ma ogni cosa a suo tempo…). Serata agostana d’Atene, cinema all’aperto tra l’industrial e il campagnolo su sedie vecchie, consumate e scomodissime. E cosa c’entra Donnie Darko con Creta o, per la precisione, con Rethymno?

donnie-darko-rabbit-malvina-massaro-blog-crohn-stomia-rethymno-creteAvete visto Donnie Darko? Tante letture possibili – per me quella sull’ebbrezza-potenza adolescenziale resta la principale e più interessante –, ma soprattutto un buco nero di perché che ti resta dentro come un colpo di pistola. C’è un bivio nella vita di Donnie, un momento in cui la realtà si sdoppia e si frantuma in due possibilità, due strade parallele e comunicanti: muore o non muore il ragazzo quando il pezzo del motore di un aereo precipita sulla casa in cui vive centrando la sua stanza? Non lo sappiamo, ma in realtà sembra proprio scampare alla morte e vivere qualche settimana di bravate collegiali, amori, studi (con un’ossessione per le teorie sui viaggi nel tempo) e soprattutto visioni, interazioni con l’altra dimensione attraverso il misterioso coniglio. Un tumulto di sensazioni apocalittiche com’è tipico dell’adolescenza più viva: morte e risveglio, esplosione, molteplicità e febbre, paura e delirio d’onnipotenza. Poi a un certo punto, per effetto di una strana concatenazione di eventi che portano anche alla morte della sua ragazza e del ragazzo della sorella, Donnie si scopre morto nella sua stanza in seguito alla caduta di un pezzo di motore di aeroplano in volo. La ragazza, ora di nuovo viva, passa davanti alla famiglia radunata fuori dalla casa dopo l’incidente: li (ri)conosce o no? Ha mai avuto niente a che fare con Donnie? Continua a leggere “A Rethymno con Donnie Darko”

Com’è vicina New York

Circa 10 ore di volo – un sonnellino, uno o due film, un paio di pasti, qualche pagina da leggere, oppure un po’ di sano black-out – e da Atene sei a New York, a bordo di un volo dove la prima lingua è l’arabo e tutto intorno a te è crema e oro e velette e luce fuori, di un giorno che non vuole finire mai.

Chi mi conosce lo sa, non mi allontanerei mai dalla vecchia Europa – o, meglio, da quel ventre magico che è per me il Mediterraneo. Gli Stati Uniti in particolare, a parte una breve infatuazione adolescenziale fatta più di sogno che di desiderio, mi hanno sempre suscitato una forma di resistenza. Non paura, più un’antipatia mista a incolmabile senso di lontananza. Una specie di trauma pre-esperienziale. Come un non voler tornare dove non sei mai stato. Finisce che devo andarci per lavoro, e sono dell’umore giusto per affrontare la novità. Continua a leggere “Com’è vicina New York”

Avevo un presente che era dio…

…e faceva il cameriere. Anzi, forse due: sono politeista. Prepariamoci di nuovo all’Emilia – acida o paranoica? E intanto ora ho una collega con cui capita di parlare anche di loro, dei CCCP: chiudo gli occhi, e li riscopro per la prima volta in qualche bettola industrial delle periferie del nord, di quelle dove ci si agita. Ci ballo la danza del ventre, oggi, Islam punk und punk Islam – oggi che è da un po’ che non mi perdo a Bodrum. Dove all’alba senza essere andato a dormire ti vesti per correre nei vicoli al canto della preghiera, e non sai nemmeno tu che odori hai addosso. E corri verso il porto. Verso l’aeroporto. A oriente dell’Oriente che è di nuovo Romagna mia. Islam punk und punk Islam.

Istanbul tanz,

Istanbul tanz,

Istanbul tanz, tanz, tanz.

Tanz Istanbul,

Tanz Istanbul,

Istanbul tanz.

Istanbul tanz.

Arrivederci Roma

Eccomi sul treno – Italo, per la precisione – che mi porta da Roma a Bologna in una giornata scura e piovosa. Ora che ci penso, tutte le volte che torno in Italia piove…

Lascio Roma, questa volta con la voglia di-starci-di-tornarci. È un arrivederci a presto, non una fuga come quando provai a viverci, cinque anni fa in un appartamento che mi fu claustrofobico a Casalbertone. Tre giorni fra le viette e le piazze di Trastevere, come un paese nella capitale. Quel sentore di umido e di autunno tipicamente italico che non sentivo da un po’ – secoli di storia che odorano, sotto la pioggia. E se non fosse per la scomodità di tenere l’ombrello aperto sui capelli appena lavati, non mi dispiace affatto che piova mentre sono qui, che passeggio e riscopro le vie che da ragazzina amai, alle prime incursioni romane. Continua a leggere “Arrivederci Roma”

Mango, Come Monna Lisa

La foto del tramonto non mi è venuta bene, ma per una romantica coincidenza l’immagine rimarrà per sempre agganciata al suono. All’estremità occidentale della piccola chora di Anafi, un greco armato di amplificatore si gode il tuffo del sole dietro a Santorini ascoltando, fra gli altri, uno dei pezzi più suggestivi del pop italiano. Ha tutta l’aria di essere un rito quotidiano, ma la sera successiva non faccio in tempo a salire nello stesso punto alla stessa ora per verificarlo. Poi però la stessa luna rossa che sorge tardiva dalla parte opposta, a sinistra di un cucciolo d’isola addormentato a pelo d’acqua. Lenta e incandescente. Enigmatica.

Una specie di riconoscimento, perché in fondo in fondo c’è la voce di Mango nella mia visione, nella mia sensazione dell’estate sulla pelle, assorbita in lunghe fasi oniriche pomeridiane cullate da questa e altre sue canzoni, ad addolcire l’amaro di un inutile caffè.

E per rincarare l’atmosfera estiva e la sua vena euforico-nostalgica, il finto live del Festivalbar vince di gran lunga sui montaggi posticci e i fermo immagine con testo sovrimpresso. No?

 

Mordi & fuggi a (Roma), Napoli e Procida

Vado a vedere il tramonto dall’altro lato del bacino, dove la materia sotto il sole risulta in una moltitudine caotica di colori e sfumature. Così avevo concluso il mio ultimo post, alla vigilia della partenza.

E l’ho rivisto, un po’ di caos, in arrivo alla Stazione Termini dopo anni di assenza da Roma – un caos umano, commerciale e alimentare. Come avrò modo di vedere anche a Napoli, il progetto Grandi Stazioni ha ormai uniformato tutte le stazioni principali: come a Torino e a Milano, il bagno costa 1 euro e la strada verso i binari si è trasformata in un enorme ibrido fra un centro commerciale e il Salone del Gusto. A stento non si perde l’orientamento nell’ubriacatura di pappatoie di semi-lusso, dove un mezzo bicchiere di spremuta d’arancia può arrivare a costare 5 euro.

procida-sipem-terramurata-malvina-massaro-blogÈ a Procida, prima meta del mio viaggio, che ritrovo non più la violenza cromatica eacustica del caos, ma i morbidi accostamenti e i toni pastello delle case, che rimandano a un’Italia costiera d’altri tempi e ai suoi suoni e, per contro, a vecchie immagini in bianco e nero in cui i colori potevano soltanto intuirsi dalle diverse intensità di grigio. Rosa, giallo e bianco prevalgono guardando la Marina di Corricella dalla Chiesa Santa Margherita di Terramurata. L’impatto è cinematografico, la luce al tramonto diversa, nelle suggestioni, da quella d’Oriente. Più dialogica e consapevole della sua malinconia, forse. Più d’aria e meno di fuoco. Continua a leggere “Mordi & fuggi a (Roma), Napoli e Procida”