Λάβα, ovvero Versi #16 e una canzone greca

Nei falò d’inverno è un’ombra d’estate,
d’estate, che si festeggiano i santi e si balla che le giornate si accorciano
incendiario
l’inverno
con la sua luce avanza ed entra
nel cerchio
e danza
ανατολικό
come un diavolo nascosto
nel buio stellato e caldo
di un ventre vulcanico di una bottiglia
che è canto di quattro sorelle.
Legni da ubriacarsi e pelli che ancora conservano il respiro
come il vulcano
la sua peristalsi.
Lo senti? È la vita che frigge.

Tutto attorno a noi sboccia ed esplode.

Ascoltando e riascoltando Άλκηστις Πρωτοψάλτη, “ΛΑΒΑ”. 

Peter Murphy: 12 anni dopo, un po’ più a sud

È lui: si muove come un pipistrello, ha lo sguardo vitreo che buca il mondo, il viso scavato in bianco e nero di una qualche Londra del sogno, la fronte alta e pallida come una candela. Ma è soprattutto la voce, nel nero dei vestiti aderenti e nella sciarpa rossa rossa – è la voce ad essere proprio lei, 40 anni dopo: fredda e incendiaria. A toccarti la corda più spessa mentre ti perdi in suoni lontani nell’ultima fila di un palazzetto non gremito. Fuori le barche, niente coda: il bello dei concerti ad Atene. Qualcuno si è fatto in prima fila e di corsa e sgomitando lo portano indietro. Ha perso i sensi, e davanti c’è sicuramente qualche altro cimelio che conosco. A Praga, Roma, Milano o Berlino. Uno di quelli a cui gira di svegliarsi a mezzanotte e poi subito cadere. Continua a leggere “Peter Murphy: 12 anni dopo, un po’ più a sud”